100 anni di Coppi, l’uomo che cambiò la storia d’Italia

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100 anni di Coppi, l'uomo che cambiò la storia d'Italia
100 anni di Coppi, l'uomo che cambiò la storia d'Italia

100 anni di Coppi. Nacque nel 1919, in quella Castellania che a breve cambierà il nome per rivendicare che Fausto è nato proprio lì, in quel pugno di case che oggi, senza il campionissimo, sarebbero stati casolari abbandonati in questa italia non più contadina, ma forse, neanche più industriale.

Ci sarà tempo per celebrare l’uomo, il campione che insieme ad altri piccoli grandi uomini diede un impulso diverso all’Italia sconfitta, dandogli la forza di credersi ancora vincente.

Verrà il tempo. Per ora, cominciamo a ricordare che il 4 gennaio del 1960 Castellania si popolò come mai era successo, con 50.000 italiani che andarono a salutare il Campionissimo, morto di malamedicina, di presunzione medica, morto del male d’Italia, la mediocrità arrogante, che ancora oggi, è qui con noi.

Coppi era morto di malaria, quella stessa che in Francia era stata curata con 2 pastiglie di chinino. Gemignani, che era stato in tourne con Fausto, ne era guarito, e la risposta dei professoroni che avevano il campionissimo in cura “I francesi facciano quello che vogliono, qui ci pensiamo noi” davanti alla cura suggerita d’oltralpe potrebbe essere un altro monumento al nostro Paese, in cui però Fausto non era il protagonista, ma la vittima.

Fausto Coppi è stato tanto. La sua storia è lo sport, vita, mito, nazione, esistenza.

Le racconteremo ancora, le sue imprese, ma partiamo, per contrastare con il dramma dell’ estremo saluto di un 4 gennaio, dal momento forse più alto, da un giorno del 1949, da un Giro d’Italia che segnò il riscatto e il senso di un popolo di dirsi ancora una volta, orgoglioso di essere Italiani, e quindi ritrovare l’entusiasmo per ricominciare a rifare un grande paese.

100 anni di Coppi

Era ieri…

Nel 1949 la Maddalena era una semplice cicatrice di terra.

Una mulattiera, non certo una  delle autostrade future che sarebbero state tatuaggi dell’Italia nuova. La Maddalena del 1949 non era strada degna per scrivere leggende ma chi aveva tracciato il Giro non se ne era preoccupato.

C’era altro a cui pensare. Millenovecentoquaranove. Giorni di dopoguerra, di tempra e passioni in un paese da ricostruire. Italia repubblicana, voglia di cose nuove, di fare, rinascere. Passione di popolo in fermento anche dialettico, come la polemica tecnica che solcava il ciclismo: la lotta fra il cambio Campagnolo e il Simplex francese.

Diatriba anche nazionalista, un po’ democristiana e un po’ comunista. Il secondo, il Simplex, deragliatore che quando cambiava non faceva fermare la pedalata era il cambio scelto da Fausto. Simplex. Un clack. E via.

Via. A fare, creare, tormento che non lascia tranquilli, che non fa dormire.

L’inizio della Maddalena è incerto, come sono incerti i vagiti di una tappa importante. Corridori che si guardano. Corridori che respirano incertezze. Corridori che cercano di scrollarsi da dosso i dubbi.

Dubbi.

Le gambe, andranno? Chi sarà il primo a saltare? Chi? Chi! Sostanza fastidiosa, l’attesa! Troppo noiosa per quell’Italia inquieta, assillata dal riscatto della rinascita, passione verace che non lasciava dormire.

– Che c’è Fausto?

Lui non risponde.

– Che c’è Fausto?

– Sandro, non senti la catena come cigola? E’ il Simplex che non corre giusto. Non senti?

No, Sandro Carrea non sente niente e anzi si chiede come il suo capitano possa dentro la confusione che li circonda, sentire una catena cigolare.

Già, c’era tanta confusione sulla Maddalena.

Una confusione infernale.

Fausto!!! Gino!!!  Gino!! Fausto, come gridava l’emozione della gente che strillava campioni troppo vicini per non urlare. Frastuono. Motori che sputavano lubrificante, che gracchiavano. Carburatori assemblati male, da fabbrica ricostruita dopo i bombardamenti.

No, non era da leggende quella Maddalena confusa da mille passioni. Era solo via di uomini, sudore, carrozzerie e motori. Davvero, dentro tutta quella confusione Fausto Coppi come poteva pensare alle leggende? Davvero, dentro tutta quella confusione Fausto Coppi come poteva cogliere un cigolio?

– Sandrino, il Simplex cigola!

Carrea sbuffa.

– Sarà un po’ di polvere, arriviamo in cima che poi lo oliamo ‘sto cavolo di cambio francese!

– Però, mentre risponde, Carrea si accorge che un po’ più avanti Gino li scruta malizioso probabilmente chiedendosi se in Fausto qualcosa non vada. Sandro è uno che sa difendere il capitano, e capisce che non può dare a Bartali la sensazione che Fausto non sia a posto.

Così sbuffando rallenta e si fa superare da tutto il gruppo per aspettare l’assistenza tecnica. E chissà dentro ogni pedalata degli altri che lo superavano Sandro Carrea a cosa pensava  sapendo che poi,  tutti quelli avrebbe dovuto ricuperarli con il capitano al fianco.

Già, chissà Carrea cosa meditava mentre si sacrificava per il capitano. Se speculava sui capricci di un campione o sull’ubbidienza, dote che per campare un gregario deve garantire. Chissà se Carrea preferì ragionare sul genio di chi vince, o piuttosto sulla miseria di chi l’aiuta.

Però, a pensarci bene, Carrea sulla Maddalena come l’Italia nel primo dopoguerra non aveva né la voglia ne’ il tempo per filosofeggiare. Il sudore, ogni sudore, impone pensieri ben più semplici, come maledire la miseria e un po’ anche la passionaccia che fanno fare cose strane, ad esempio sgobbare su una salita con un oliatore in mano in una cavolo di tappa alpina che partiva da Cuneo e arrivava a Pinerolo.

E sì, nel 1948 la Maddalena era una semplice cicatrice di terra, e nessuno pensava alle leggende, anche perchè le Storie con la s maiuscola le scopri solo voltandoti indietro. Non si dice mai sto facendo la Storia. Quello accade solo nelle fiction, che però sono altra roba, fatta per un popolo che guarda i ricordi, non per chi li vive.

Metà salita. Fausto ha il piede a terra e mentre sta oliando la catena d’improvviso alza il capo, richiamato dal gruppo teso come l’elastico di una fionda.

E’ che davanti, un po’ alla furba e un po’ alla vigliacca, hanno attaccato. E’ andato via Volpi e dietro a lui si è agganciato Bartali, furbo e silenzioso. Dentro il cazzotto che colpisce la corsa, dentro lo schiaffo che graffia l’uomo in bianco-celeste, dentro l’orgoglio offeso che lo fa risalire in sella la Maddalena è come una vecchia coperta sbattuta e così nessuno saprà mai descrivere l’espressione del campionissimo mentre si alza sui pedali e parte.

– Adesso sì che la catena gira bene-. urla Fausto, al suo Carrea. Clack!

– Adesso sì – dice Fausto, lasciando il manettino. Clack!

Fausto lo urla per far contento il suo gregario, ma Carrea non può sentirlo. E’ ormai troppo staccato. E per quel giorno, quell’accento un po’ Liguria e un po’ entroterra non lo potranno sentire neanche Gino, ne’ Volpi, ne’ tutti quelli che erano partiti da Cuneo credendosi campioni e che invece sulla Maddalena si sentirono semplicemente superati.

L’airone aveva aperto le ali su quella Maddalena e su quell’Italia che voleva andare avanti,  allargando il confine fra passato e futuro stessa differenza che quel dopoguerra imporrà a centro e periferia, nord e sud.

E a noi, che adesso guardiamo da lontano i 100 anni di Coppi, come  può  sembrarci strana la storia di quella Cuneo-Pinerolo in cui nomi semplici e banali come Vars, Isoard, Monginevro e Sestriere si sporcarono di leggenda.

E invece, non ci fu niente di strano. Semplicemente un’Italia che aveva la voglia di scrivere leggende trovò il nome da urlare rialzandosi: quel nome era Fausto Coppi.

Sì. Su quella terra di nessuno chiamata Maddalena,  emblema di un mondo che per orgoglio sapeva risalire in sella, il campionissimo insegnò a tutti il significato della parola volare, esattamente come i nostri nonni insegnarono i significati della parola miracolo: scendere in campo, cercare cose nuove senza conservare per paura dell’altro o perdere la poltrona. Giocarsela, vincersela o perdersela lottando disperatamente con l’unico scopo di non morire in un mondo uguale a quello in cui si era nati. Già. Cercare qualcosa di nuovo. Più profondo.

100 anni di Coppi.

Era ieri…

Era Fausto Coppi, nato a Castellania che a breve si chiamerà Castellania Coppi, 100 anni fa.

CC

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