Ai più il suo nome non dice nulla. Proprio nulla. Ma agli scienziati, invece, fa spalancare gli occhi e apparire una espressione di incredulità sul viso. Lina Medina, poi coniugata in Vasquez, il 14 maggio 1939, a soli 5 anni di età, mette al mondo un bambino. E’ tuttora la più giovane mamma della storia, almeno per quanto riguarda la letteratura medica e i casi effettivamente “certificati”.

Una peruviana nata il 27 settembre 1933, diventata mamma esattamente all’età di 5 anni, 7 mesi e 21 giorni. Senza farci troppe domande su chi possa essere il papà, comunque un uomo che non si è fatto troppi scrupoli di fronte a una bambina che da noi sarebbe tra l’ultimo anno della scuola materna e il primo delle elementari, la storia è curiosa perché gli stessi genitori all’inizio pensano che possa trattarsi di tutt’altro. Un tumore, molto probabilmente, o comunque qualcosa che si teme possa mettere a rischio la salute della bambina. Il pancino, del resto, cresce: e scartando ovviamente l’ipotesi della gravidanza, la scelta inevitabile è quella di affidarsi ai medici.

Non è facile neanche per il dottore ritrovarsi questo caso tra le mani. Perché dopo essersi accorto di quanto sta accadendo e, molto facilmente, dopo essersi fatto ripetere una decina di volte l’età della bambina, prima di procedere vuole sciogliere ogni riserva con il consulto di colleghi specialisti della capitale.

Tutti allibiti, ma il responso è unanime. Così come la decisione di intervenire con un parto cesareo a causa del bacino della bambina di dimensioni piuttosto ridotte. Tutto va per il meglio: il piccolo, del peso di 2,7 chili alla nascita, è perfettamente in salute. Viene chiamato Gerardo Alejandro quale forma di ringraziamento per i medici che hanno preso a cuore il caso insolito.

La vicenda, tuttavia, è caratterizzata anche da note dolorose. Non avendo mai rivelato il nome del papà del bambino, la giustizia peruviana mette in carcere il genitore della baby mamma con l’accusa di violenza sessuale e incesto. Soltanto successivamente viene scarcerato per insufficienza di prove. Il secondo motivo di dolore, invece, è la morte di Gerardo Alejandro nel 1979, ormai quarantenne, per mielofibrosi. La mamma, nel frattempo, sette anni prima (ormai trentanovenne), è riuscita a dargli un fratello.

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