Ogni giorno, tra le mura di casa o più comodamente al bar, ci gustiamo un caffè senza neanche sapere a chi dobbiamo un grazie. E’ Angelo Moriondo il nome corretto della persona che, il 16 maggio 1884, brevetta ufficialmente la macchina per la preparazione dell’espresso.

Piemontese, esattamente di Torino, appartenente a una famiglia che, in tutta franchezza, con il vizio si trova a meraviglia: il nonno fondatore di una distilleria, con attività poi proseguita da suo padre che, da buon imprenditore, provvede a dare vita pure a un’azienda produttrice di cioccolato.

Lui, invece, un po’ più tranquillo, si “rifugia” nella conduzione di un albergo e di un bar nella Galleria nazionale. La fantasia e la capacità di far fronte alle difficoltà, però, non gli mancano. Proprio grazie a queste caratteristiche, per soddisfare meglio la clientela con un caffè prodotto in pochi istanti, ha l’idea di inventare la macchina per l’espresso.

Al brevetto del maggio 1884 segue quello internazionale del 23 ottobre 1885. Chi pensa a un vero e proprio boom nella produzione, tuttavia, si sbaglia di grosso. Lui non è un industriale come i suoi familiari: inventata per necessità personali, la sua macchina per espresso rimane confinata a una produzione artigianale con pochissimi esemplari in circolazione.

Soltanto 17 anni più tardi, nel 1901, c’è chi riesce a fiutare il business: manco a dirlo, è un milanese, Luigi Bezzera, che studia nuove migliorie prima di cedere il brevetto al suo concittadino Desiderio Pavoni nel 1905. In via Parini inizia la produzione di una macchina al giorno. L’idea si diffonde, il caffè si può bere velocemente. E’ un successo: per il milanese, si sa, ogni secondo in più di attesa è da considerare tempo sprecato.

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