Al Rotary Villa Reale si parla di rifiuti: “Puzzano, ma valgono tanti soldi”

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Al Rotary Club Villa Reale si parla di rifiuti: "Puzzano, ma valgono tanti soldi"

MONZA – Una cosa è certa: i rifiuti puzzano, ma fruttano tantissimo denaro. Ancora di più di quelli ricavati dal traffico di stupefacenti. Questo uno dei punti fermi emersi ieri sera in occasione dell’evento organizzato dal Rotary Club Villa Reale – presieduto da Franco Andretta – nella suggestiva cornice della residenza del Piermarini.

Al tavolo del relatori il tenente colonnello dei Carabinieri Massimiliano Corsano, comandante del Gruppo Tutela Ambientale di Milano che coordina tutti i gruppi del Nord Italia e che ha parlato del ruolo dei Carabinieri nel contrasto agli illeciti ambientali.

Una carriera investigativa alle spalle, con un’innata passione per le indagini, il comandante Corsano nel 2014 ha preso il comando del Gruppo Tutela Ambientale del capoluogo lombardo, un settore in continua evoluzione dove è molto importante il fiuto dell’investigatore oltre a una approfondita conoscenza della legislazione in merito al settore ambientale.

Un Gruppo che, come ha spiegato il comandante Corsano, è stato istituito nel 1986, in concomitanza con la creazione del Ministero dell’Ambiente diventando il cosiddetto “braccio armato” del Ministero. Un Gruppo cresciuto di pari passo con l’evoluzione della legislazione in campo ambientale e soprattutto una maggiore coscienza (e cultura) dell’importanza del rispetto dell’ambiente, e quindi della salvaguardia della salute collettiva.

“Quello ambientale è un crimine molto complesso – ha spiegato – dove si intrecciano privato, pubblico e corruzione. È il mezzo con il quale ci si arricchisce illegalmente”. Lo sa bene la malavita organizzata che si sposta sempre di più su questo tipo di reato che, rispetto al traffico di droga è sicuramente più redditizio e meno pericoloso: al massimo la pena raggiunge i sei anni di detenzione.

“La malavita organizzata opera nel traffico dei rifiuti perché ha i soldi da investire e da riciclare – ha proseguito – In connivenza spesso con la pubblica amministrazione per poter agire in modo regolare”.

Perché, come ha ricordato il comandante, il malavitoso che opera illegalmente nel traffico dei rifiuti non è il picciotto con la coppola, bensì l’imprenditore in giacca e cravatta che gestisce i soldi per conto terzi o come emanazione di una realtà organizzata. Mafiosi in doppiopetto e con la valigetta ventiquattrore, perfettamente inseriti nel tessuto sociale e che hanno contatti con la pubblica amministrazione che poi fornisce quelle autorizzazioni che permettono loro di poter lavorare. In totale regolarità.

“Il rifiuto meno lo tocchi e più vale”, ha continuato il militare ricordando le parole del malavitoso Michele Zagaria. Facendo quindi emergere quella strana catena di passaggi nel trasporto, nella trasformazione e infine nello smaltimento dei rifiuti. Con appalti pubblici sempre più al ribasso e l’abitudine di accatastare i rifiuti in capannoni abbandonati con il rischio, diffuso soprattutto in Lombardia, di  improvvisi incendi che hanno un effetto devastante  sull’ambiente e sulla salute delle persone. Emissioni di amianto, diossina, altro materiale altamente inquinante e pericoloso per la salute delle persone.

Purtroppo la pecca italiana è che nel nostro Paese la percezione del crimine ambientale viene ad oggi ancora sottovalutata. “Con le immissioni di diossina e di materiale inquinante nelle falde acquifere si commettono autentiche stragi”, ha ricordato il comandante Corsano

Punite, però, con una pena ad oggi irrisoria e il grave reato dell’incapacità di comprendere che si tratta di danni che avranno conseguenze anche nel tempo, anche nelle generazioni future.

Barbara Apicella

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