Anastacia: le belle parole di una donna capricciosa

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Anastacia con Fabrizio Sala, vicegovernatore della Regione Lombardia

MONZA – Di sicuro lo si può definire un evento. Anche memorabile, se vogliamo: l’arrivo di una star internazionale come Anastacia in città non capita tutti i giorni. E, soprattutto, non capita quando non c’è di mezzo un concerto o un evento sportivo, bensì la necessità di parlare di un tema che, alla fine, riguarda tutte le donne: il tumore al seno.

Anastacia, invitata da Qui Donna Sicura, associazione che opera con infaticabile impegno all’interno del reparto di senologia dell’ospedale San Gerardo, sabato sera ha incantato i numerosi ospiti intervenuti alla cena a inviti allestita nella Villa Reale.

E’ salita sul palco al termine della cena e ha conquistato i commensali con il suo sorriso e la sua dolcezza, parlando a cuore aperto del tumore, partendo dalla sua esperienza personale. “Prima sono stata operata al seno sinistro – ha raccontato – poi, quando ormai pensavo di aver vinto la malattia, a distanza di due anni ho subito lo stesso intervento a quello destro”.

La popstar, ricordando che negli Stati Uniti non c’è l’assistenza sanitaria garantita come in Italia, ha evidenziato l’importanza della prevenzione e la necessità di affrontare la malattia a viso aperto: “E’ assurdo che, una volta colpiti da un tumore, ci si debba quasi vergognare. Non abbiamo fatto nulla di male”.

Nelle sue parole l’importanza dell’energia che deriva dai familiari e dalle persone che si hanno vicine, ma anche la convinzione che il cancro non deve abbatterci: “Ricordatevi come inizia la parola ‘cancer’, esattamente con ‘can’, ovvero ‘io posso’ perché è una sfida da vincere”.

Dolce, materna, ha parlato della sua esperienza personale, anche della scelta di posare mostrando l’esito delle due operazioni (“Non volevo che fossero i paparazzi a scoprirlo, volevo essere io a scegliere il momento giusto”). E, con simpatia, ha raccontato ai presenti le difficoltà incontrate per l’operazione (“Dovevano asportare la pelle, per il trapianto, ma sono tutta coperta di tatuaggi e quindi non potevano. Quindi vi dico di tatuarvi pure, ma di non esagerare perché la pelle serve sempre a qualcosa”).

Di tutt’altro tono, però, l’Anastacia che ha preceduto l’evento. Rinchiusa nella sua lussuosa camera all’Hotel de la ville. Non sappiamo se è andata davvero all’ospedale a trovare le donne malate di tumore (ce lo auguriamo, ma non siamo certi che l’abbia fatto), di certo si è concessa un po’ di shopping in città.

La collega della nota testata “Chi” ha dovuto dare prova di tutta la sua pazienza: il suo giornale aveva “acquistato” l’esclusiva per un’intervista con la star: è riuscita a farle due domande solo alla fine della serata. In albergo si è negata. Attraverso il suo staff abbiamo appreso che non era ancora truccata a dovere, poi doveva cenare (verso le 17). “Domande? Ah, se me ne scrivete una gliela consegno”. Meglio lasciar perdere. Così come ha fatto l’uomo che doveva farle visionare e provare i gioielli per la serata: lo staff pretendeva di portarsi via i monili di Damiani, circa 100 mila euro. Non era possibile neanche assistere a questa scelta, dietro una porta a vetri, con lei di spalle.

Poi il capriccio finale per andare dall’Hotel de la ville fino alla Villa Reale. I monzesi lo sanno: basta attraversare la strada. L’organizzazione, tuttavia, aveva messo a disposizione una vettura, anche per evitare che Anastacia venisse bloccata dai fan. Ebbene, ha fatto storie anche per l’automobile, non riuscendo ad accettare che il trasporto venisse effettuato con una Range Rover fresca di concessionario, un chilometro e mezzo di vita. Voleva qualcosa di diverso.

Intanto il suo staff avvertiva: “Mi raccomando. Niente video, niente foto. Né da parte dei fotografi, né da parte dei commensali. Nessuno osi mettere mano allo smartphone per scattare una foto dal tavolo”. Già, del resto si trattava solo di persone che avevano pagato per una serata con lei. L’annuncio è stato ripetuto per tutti in Villa Reale, lo staff e il servizio di sicurezza erano pronti a raggiungere chi impugnava il cellulare per catturare un’immagine.

Un’Anastacia a due volti (quello pubblico e quello privato), una serata che resta comunque memorabile e da segnare nel libro dei grandi eventi ospitati dalla città. In tutta l’organizzazione e tutta l’euforia, però, una nota stonata. Tanti discorsi, tanta soddisfazione (“Avreste mai creduto che avremmo potuto portare qui una star di questo calibro?”), ma anche una dimenticanza che non ci è sfuggita: neanche un grazie ai monzesi Cristina e Andrea Catullè. Se Anastacia è arrivata in città, alla fine, lo si deve soprattutto a loro.

Gualfrido Galimberti

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