Bikini: eccolo! 5 luglio 1946

Bikini. Dopo la presentazione di un mese prima  da parte del creatore Reard, il costume dello scandalo prende corpo, sulla Senna, o meglio trova il suo mercato, attraverso lo stilista francese Jacques Heim, che lo mette in mostra a Parigi, alla piscina Molitar il 5 luglio 1946.

Inutile dire quanto quelle mutande che lasciavano scoperto l’ombelico crearono scalpore, tanto che quel fragore di insulti, disprezzo e proibizioni fu paragonato all’esplosione di una bomba atomica.

La moda in francia prese corpo, nelle strettamente cattoliche Italia, Spagna e Portogallo furono proibita negli spazi pubblici. Nei puritani Stati Uniti addirittura il divieto durò fino agli anni sessanta.

A sfondare però ogni proibizione fu il marketing del nascente cinema italiano, che doveva creare le dive post telefoni bianchi. Prorompenti, belle, positive, proiettate al futuro, come tutto il Paese. Gina Lollobrigida, Sylva Koscina, Silvana Pampanini sfoggiarono le mutande basse e il reggiseno ristretto prima in immagini sfocate dal sapore proibito, dopo sempre più esplicitamente, man mano che il costume cominciò a popolare le spiagge.

Scelba mise in campo agenti speciali che con il centimetro “misura-mutanda, dovevano fermare le prime pietre dello scandalo. Ma durò poco.

Il bikini viaggiò con la forza della emancipazione. Nessuno più riuscì a fermarlo.

 

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