Canali, Lega Nord pessimista: “Dall’azienda pochi spiragli”

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CARATE BRIANZA – Un incontro per fare chiarezza sulla situazione e sulla possibilità di fare marcia indietro: la vicenda della chiusura dello stabilimento cittadino dell’azienda Canali, tuttavia, sembra però aver raggiunto un punto di non ritorno. Questa, almeno, è la sensazione degli esponenti della Lega Nord che hanno richiesto un’audizione nella IV Commissione Attività produttive del Consiglio regionale. Al tavolo le parti sociali e la proprietà dell’azienda.

“Oggi la proprietà – spiega Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega Nord al Pirellone – ha ribadito la volontà di procedere alla chiusura dello stabilimento di Carate Brianza, sottolineando il fatto che si tratta di una decisione irrevocabile, dovuta al complessivo calo della produzione.”

“Alla luce di queste affermazioni – prosegue il consigliere regionale – si intravvedono pochi spiragli per uscire da questa situazione. Mi auguro il tavolo già convocato presso il Mise (Ministero dello Sviluppo Economico), che si terrà martedì 14 novembre, possa sortire qualche ripensamento. Per quanto riguarda la Regione, l’Arifl (Agenzia Regionale per l’Istruzione, la Formazione e il Lavoro) si è messa a disposizione per garantire tutti gli strumenti a disposizione di Palazzo Lombardia, dalle politiche passive per il lavoro (ammortizzatori sociali) a quelle attive per il lavoro (formazione e programmi di reinserimento occupazionale)”.

All’audizione era presente anche Andrea Villa, capogruppo della Lega Nord nel Consiglio della Provincia di Monza e Brianza: “Mentre in Brianza assistiamo al dramma della disoccupazione, con la Canali che ha confermato la volontà di licenziare 134 persone perché la produzione è calata, da Bruxelles sembrano vivere su un altro pianeta. Oggi la Commissione europea ha detto che nell’eurozona la disoccupazione ha raggiunto “il livello più basso dal 2009”, mentre il numero di occupati raggiunge “un picco record”. Vadano a dirlo a chi perde il posto di lavoro, loro che di problemi non ne hanno. Anziché dare i numeri, chi ha in mano le redini dell’economia dia risposte concrete a chi chiede solo di condurre una vita serena e di arrivare alla fine del mese. La Regione Lombardia farà la sua parte, ma anche l’azienda non deve tirarsi indietro: non è possibile che non ci possano essere margini per rivedere la decisione e rilanciare un marchio storico così famoso ed apprezzato nel mondo”.

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