Cappella Espiatoria di Monza: un’epoca passata e sepolta?

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Cappella Espiatoria di Monza

La Cappella Espiatoria di Monza si erge a lato del viale Cesare Battisti che conduce verso la facciata principale della Villa Reale.

I semafori lungo la strada e, di conseguenza, le soste forzate in macchina, ci permettono di osservare il monumento che si innalza verso le nuvole.

Mentre siamo in auto, oppressi dai nostri impegni quotidiani, distratti dalle mille scadenze che ogni giorno ci vengono imposte, concentrati sul traffico, le riserviamo uno sguardo sfuggente.

Noncuranti del fatto di passare di fianco a un monumento che non è solo un’enorme lapide commemorativa, no, è molto di più: è la testimonianza di un’epoca passata, morta e sepolta…eppure non è poi così lontana come ci sembra.

Non è poi così lontano il tempo cronologico effettivamente trascorso, ma è un cambiamento di ideologia e stile di vita spropositato.

La Cappella Espiatoria ci riporta a un tempo che facciamo fatica a percepire, un’epoca di re e regine, di imperi, di regni, di troni e di corone, di uccisioni per il potere, di guerre…di guerre mondiali…della Prima Guerra Mondiale.

Cappella Espiatoria di Monza

La Cappella Espiatoria nasce proprio nel luogo in cui, il 29 luglio 1900, il re d’Italia Umberto I di Savoia, venne ucciso dall’anarchico Gaetano Bresci.

Non è solo una data da sottolineare in un libro di storia, è La Storia; non è solo l’uccisione di un re, come ne sono avvenute a centinaia, è L’Uccisione che ha scatenato la Prima Guerra Mondiale, La Grande Guerra.

E la Cappella Espiatoria non è semplicemente un memoriale, è il simbolo di un gesto che ha scatenato il cambiamento radicale del mondo, della sua struttura, dei rapporti tra le nazioni.

Fortemente voluta dalla regina Margherita, moglie del defunto re, la Cappella Reale è stata commissionata dal figlio, nonché legittimo erede al trono, Vittorio Emanuele III.

Sono nomi, monumenti, eventi storici ai quali sfiliamo davanti ogni giorno, ma ai quali soltanto pochissime volte rivolgiamo la giusta attenzione.

L’attenzione che bisognerebbe riservare a un monumento, quale la Cappella Reale di Monza, che è simbolo della Storia, non solo di quella che si legge e si studia sui libri di scuola, ma di quella Storia reale, palpabile che ha cambiato il destino del mondo e di centinaia di migliaia di persone.

Chissà se, un giorno, si innalzerà verso il cielo un altro monumento, impregnato della nostra memoria e del nostro tempo, mentre uomini, donne e bambini lo considereranno semplicemente la traccia di un tempo passato e concluso, troppo lontano per essere sfiorato con lo sguardo.

Francesca Motta

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