MONZA – Sul caso Bramini e sullo sfratto esecutivo dell’imprenditore fallito perché la Pubblica amministrazione non gli ha mai versato 4 milioni di euro, interviene anche la sezione di Monza dell’Associazione Nazionale Magistrati. Lo fa con una nota, firmata dal presidenet Leopoldo Litta Modignani, indirizzata all’Ansa per lanciare un messaggio: “Non possiamo accettare che i singoli giudici siano oggetto di pressioni mediatiche volte a ostacolare il regolare corso del processo attuate attraverso campagne denigratorie, che ledono la libertà personale del singolo e offendono l’intera magistratura monzese”.

I magistrati dicono no anche alle “indebite interferenze nel corso della giustizia da parte di esponenti politici” (il senatore Gianmarco Corbetta del Movimento 5 Stelle e l’onorevole Andrea Crippa della Lega Nord, ndr) che hanno eletto il loro domicilio parlamentare nella villa di Bramini a Sant’Albino garantendone l’inviolabilità.

Nella nota viene evidenziata la necessità del “rispetto dell’indipendenza della magistratura, garantita dalla Costituzione a presidio del principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge”. Si parla di campagna mediatica “diretta a condizionare l’attività dei giudici della terza sezione civile del Tribunale di Monza”.

L’Associazione Nazionale Magistrati si affretta a precisare che sua intenzione non è quella di pretendere che venga messo il bavaglio alla stampa, bensì quella di dare garanzie all’opinione pubblica “sul fatto che i Giudici di questo Tribunale esercitano e continueranno a esercitare le proprie funzioni con serenità e trasparenza, nel rispetto della legge, respingendo coercizioni di qualsiasi provenienza”.

A conclusione della lettera si ribadisce “la regolarità delle procedure attuate dagli uffici preposti all’esecuzione”, aggiungendo “che tutti i magistrati, e in particolare quelli che si occupano delle esecuzioni forzate, son ben consapevoli dei drammi umani di coloro che si trovano a subire l’esproprio della propria abitazione a causa di eventi sfortunati”, ma che “non possono sottarsi al dovere di applicare la legge” e “prestarsi a deroghe o eccezioni per quei soggetti che in qualche modo riescono ad attirare su di sé l’attenzione del mondo politico o la visibilità dei mezzi di informazione”.

1 commento

  1. Giusto! Che i magistrati sappiano che, in verità, nessuno ce l’ha effettivamente con la punta dell’Iceberg … bensì con la radice… ciò che si vuole ottenere è che la radice si assuma le proprie responsabilità andando alla fonte del problema…
    Condannare l’ultimo anello quando la responsabilità è del primo, sarebbe una grave ingiustizia, anche se i magistrati attuali non hanno colpe in merito…
    Non vedano il tutto come un fatto meramente personale, bensì come una “lotta” per risalire alla radice del problema…

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