Consulenza fiscale internazionale: quali sono le problematiche che possono presentarsi alle società e alle persone fisiche?

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    Consulenza fiscale internazionale
    Consulenza fiscale internazionale

    In un contesto economico e sociale sempre più globalizzato, in cui la mobilità transnazionale di persone e di beni è in continua crescita, emerge sempre di più la necessità per le famiglie e le imprese di beneficiare di una adeguata consulenza fiscale internazionale.

    Infatti, la disciplina fiscale effettivamente applicabile ad una qualsiasi fattispecie transfrontaliera non dipende non più solo dalle norme italiane, ma anche: (i) dalle legislazioni straniere coinvolte; (ii) dai trattati contro le doppie imposizioni che l’Italia ha firmato con circa 100 Stati; (iii) dalle direttive UE e da altre disposizioni comunitarie; e molto spesso, (iv) dalla combinazione di queste diverse norme.

    Sottovalutare tali aspetti fiscali (ovvero il loro mancato esame preventivo) può comportare severe conseguenze sia in termini di inefficienza delle operazioni eseguite, sia in termini di possibili accertamenti tributari (con relative sanzioni ecc.). Per prevenire, ovvero, per risolvere tali problematiche è quindi necessario rivolgersi a consulenti fiscali specializzati in queste particolari materie, che sappiano, per prima cosa, individuare correttamente i problemi e poi per garantire il giusto livello di experties nel giungere alle possibili soluzioni.

    Principali problematiche della fiscalità internazionale

    Evidentemente sono molto numerose le problematiche che possono presentarsi alle società e alle persone fisiche italiane che operando in ambito internazionale, ad esempio:

    •  Doppia imposizione: nella maggioranza dei casi, i flussi reddituali che coinvolgono più Stati sono soggetti ad una doppia imposizione. Ciò in quanto quasi sempre sia lo Stato della “fonte” del reddito, che lo Stato di “residenza” del percettore del reddito, voglio applicare la loro tassazione. Si pensi al caso di dividendi pagati da una società francese ad un residente italiano; oppure al caso di capital gain realizzato da un residente nel vendere una società o un immobile in Spagna; oppure al caso di un dipendente che svolge in tutto o in parte il suo lavoro all’estero. Tuttavia, i contribuenti italiani hanno a disposizione tutta una serie di rimedi per eliminare o almeno ridurre la (doppia) tassazione applicata all’estero e in Italia. Tuttavia, per beneficiare della esenzione, della riduzione, dei rimborsi o per avere riconoscimento in Italia del credito per le imposte pagate all’estero è necessario seguire delle dettagliate procedure applicando norme complesse.
    • Stabile organizzazione occulta: Nell’ambito delle imprese, gli Stati impongono la loro tassazione ai soggetti che sono residenti nello Stato e alle imprese estere (non residenti) che svolgono una attività nello Stato. L’imposizione delle imprese non residenti è limitata però al caso che l’attività sia svolta con una certa presenza e stabilità (cioè quando vi è una “stabile organizzazione”). Così ad esempio una vendita occasionale in Germania da parte di una impresa italiana non comporta il pagamento di imposte sui redditi in Germania. E’ evidente però che spesse volte è difficile andare a stabilire quando una operatività all’estero costituisca o meno una “stabile organizzazione”. L’accertamento positivo o negativo spesso dipende da dettagli, da clausole contrattuali maldestre, dai flussi delle e-mail aziendali ecc..

    Gli Stati, Italia per prima, sono diventati sempre più attenti al fenomeno del proliferare delle c.d. “stabili organizzazioni occulte” cioè dello svolgimento di attività, magari spesso molto remunerative, svolte nel territorio di uno Stato senza dichiarare di avere una presenza fissa e quindi senza pagare le relative imposte. La sottovalutazione di questi aspetti, può comportare andare incontro ad accertamenti fiscali particolarmente gravosi.

    • Esterovestizione: Negli ultimi 10-15 anni l’Agenzia delle Entrate ha emesso centinaia di avvisi di accertamento volti a colpire il fenomeno della c.d. esterovestizione delle società estere. Cioè società che pur essendo formalmente estere venivano gestite e amministrate dall’Italia così che potevano essere considerate come società fiscalmente residenti in Italia. Come tali le società estere avrebbero dovuto fare la dichiarazione dei redditi (e IVA) in Italia e pagare le relative imposte. A volte gli accertamenti hanno giustamente colpito vere e proprie situazioni abusive; mentre altre volte le situazioni che hanno dato luogo alle riprese a tassazione non erano per nulla patologiche e sarebbe bastata una maggiore conoscenza della problematica per evitare conseguenze molto negative.

    La materia è ancora di grandissima attualità in quanto, evidentemente, sono numerosissime le società estere di proprietà di società o persone fisiche italiane.

    • Transfer price: nell’ambito dei rapporti transfrontalieri tra le imprese uno dei temi fiscali più spinosi è quello dei prezzi di trasferimento (transfer price). Tale definizione identifica il prezzo congruo in un’operazione riguardante il trasferimento di beni o servizi tra entità residenti in Stati diversi e appartenenti allo stesso gruppo. I principi sono dettati dall’art 110 comma 7 del TUIR e dal recente Decreto del MEF del 14 maggio 2018. Un caso esemplare è questo l’azienda italiana produce un bene e lo vende a 100 ad una sua società estera che poi rivende il bene a 150 (sul suo mercato locale ovvero sui mercati internazionali). Il punto è decidere se il prezzo di vendita di 100 è corretto ai fini fiscali ovvero se la società italiana avrebbe dovuto vendere ad un prezzo superiore e quindi avrebbe dovuto realizzare un reddito ben superiore?. Il medesimo caso si propone se l’impresa italiana ha comprato da una impresa collegata estera: è corretto il prezzo pagato ovvero la stessa ha pagato troppo e la deducibilità del costo deve essere disconosciuta? E’ evidente che gli accertamenti in materia di transfer price assommano facilmente a cifre enormi e potenzialmente distruttive per piccole realtà. La conoscenza delle complesse regole che disciplinano la corretta definizione del transfer price, anche alla luce del DM del 2018, è diventata fondamentale per tutte le imprese che hanno rapporti con l’estero.
    • Flussi finanziari cross-border: ogni operazione cross-border di carattere reddituale (interessi, dividendi, royalties, capital gains etc.) deve essere previamente esaminata dal punto di vista fiscale, per dichiararla e assoggettarla correttamente. Ciò è vero sia per le persone fisiche che per le imprese.
    • Quadro RW e detenzione di beni all’estero. E’ noto che le persone fisiche devono dichiarare nella propria dichiarazione dei rediti la detenzione all’estero di qualsivoglia bene. Gli obblighi dichiarativi (compilazione del Quadro RW del Modello Unico) riguarda conti correnti, attività finanziarie, cassette di sicurezza, crediti per finanziamenti, quote societarie, immobili ed altro ancora. La mancata indicazione nel Modello Unico è sanzionata in modo estremamente severo. Sono moltissimi i casi di contribuenti italiani che, pur senza voler frodare il Fisco, sono incappate in queste sanzioni per una non adeguata conoscenza degli obblighi dichiarativi.
    • Immobili all’estero. Sempre più famiglie italiane acquistano beni immobili all’estero vuoi per diversificare i propri investimenti, vuoi per trascorrervi periodi di vacanza e vuoi per fare studiare o lavorare i loro ragazzi. Non a tutti però sono note le conseguenze fiscali derivanti dalla detenzione degli immobili all’estero in termini di: (i) obblighi dichiarativi (Modello Unico); (ii) assoggettamento all’imposta patrimoniale italiana IVIE; (iii) imposte patrimoniali e reddituali estere sia in costanza di detenzione sia in caso di vendita; (iv) credito in Italia per le imposte pagate all’estero; e purtroppo (v) in caso di successione. Se non esaminati in anticipo e correttamente gestiti, tali aspetti possono rivelarsi sorprese davvero molto sgradite.

    Gli esempi che precedono dimostrano che per scongiurare eventualità negative è utile rivolgersi a professionisti che potranno analizzare la tua situazione e risolverla in maniera efficace e professionale. In particolare, questo genere di competenze possono essere ricercate all’interno di uno studio legale tributario. Milano è la sede di Studio A&A Tax Law, una realtà conta su una consolidata esperienza nell’ambito della gestione della fiscalità internazionale grazie alla quale saprà fornire una consulenza fiscale e tributaria mirata ed efficace. La presenza di avvocati e di commercialisti consente allo studio di affrontare sia i temi legali più delicati sia quelli numerici e contabili.

     

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