“Dolcetto o scherzetto?” nella tenebrosa notte di Halloween

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“Dolcetto o scherzetto?” nella tenebrosa notte di Halloween

31 ottobre, una giornata normale, come tante altre, almeno finchè non cala il sole e le tenebre nella notte dell’ultimo giorno del mese sembrano farsi più fitte, scendono con più insistenza sui tetti e addensano il cielo di quella nebbiolina grigiastra, in realtà tipica di questa stagione, ma che tendiamo ad associare a scene inquietanti da film dell’orrore.

Toc, toc…nella notte del 31 ottobre, la notte di Halloween, i campanelli delle case suonano e si sente bussare alle porte…”dolcetto o scherzetto?”…le voci dei bambini che recitano il classico ritornello giunge ancora prima di aprir loro la porta. Musetti truccati con baffi da gatto, lunghi cappelli a punta da strega, canini appuntiti da vampiro, orecchie pelose da lupo mannaro, i travestimenti dei più piccoli per la festa di Halloween sono sempre mostruosamente belli.
“Dolcetto o scherzetto?”…le espressioni sorridenti dei bambini che si presentano alla porta non hanno nulla di minaccioso e si capisce subito che nemmeno ci pensano allo scherzetto, il loro sorriso cela l’unico e solo desiderio di riempire il sacchetto di dolci…tanti dolci, più ce ne stanno e meglio è…altro che scherzetto.

“Dolcetto o scherzetto?” nella tenebrosa notte di Halloween

Dietro a queste parole sussurrate, urlate, oppure addirittura canticchiate, si cela un sigificato ben più profondo che la festa di Halloween si porta con sé, un valore simbolico che ha origine in tempi lontani.
L’usanza tipica di Halloween di fare “dolcetto o scherzetto?”…” Trick or treat, smell my feet, give me something good to eat” così recitava la canzoncina originaria in lingua inglese, risale al Medioevo e, in modo più specifico, alla pratica dell’elemosina, quando la gente povera andava di porta in porta il giorno di Ognissanti, ovvero il 1 novembre, e riceveva cibo in cambio della promessa di preghiere per i morti dei gentili donatori nel giorno della Commemorazione dei defunti, il 2 novembre.

“Dolcetto o scherzetto?” quell’usanza che pensavamo tipicamente inglese e americana, il ritornello stesso infatti è la traduzione dall’italiano della lingua inglese, si rivela invece essere connessa alla nostra più antica e religiosa celebrazione. Un ritornello, quindi, che se letto in chiave completa si manifesta per quello che è realmente, un collegamento tra religione e paganesimo, tra culto dei morti e celebrazione del macabro e del lugubre, una storia di compassione e solidarietà (pensiamo all’usanza dell’elemosina nel Medioevo) che è sfociata nel più giocoso “dolcetto o scherzetto?”.

Entriamo più nello specifico di questa festa che potrebbe essere considerata il sorrispettivo pagano della giornata di Ognissanti. La festa di Halloween ha origini molto lontane, pare infatti che fosse una ricorrenza delle popolazioni celtiche che usavano celebrare proprio il 31 ottobre. L’aspetto più interessante è che per i celti non si è mai trattato, inizialmente almeno, di una ricorrenza legata ai defunti, piuttosto della festa di fine primavera. Ebbene sì, quella che per noi è sempre stata un’importazione americana dalle sfumature spiccatamente tetre e funeree, è nata in origine come la celebrazione della fine della primavera e l’inizio di un nuovo anno, che i celti erano soliti datare al 31 ottobre.

Halloween nasce, dunque, come festa estremamente profonda e riflessiva, che poi con il passare del tempo, principalmente dal XX secolo e dalla sua esportazione negli Stati Uniti, ha assunto le sembianze di una festa soprattutto, e purtroppo, commerciale. Nell’era moderna Halloween si è così trasformata in una festa di costume e di travestimenti, una festa in maschera durante la quale prevale il festeggiamento e il divertimento.
Ma anche in questo caso, l’abitudine di indossare costumi la notte di Halloween prenderebbe forma dalla credenza che, nella notte del 31 ottobre, molti esseri sovrannaturali e le anime dei morti abbiano la capacità di girovagare tra i viventi. E così, nella notte più tenebrosa di tutte, quando il velo che separa il mondo dei vivi da quello dei morti si alza e lascia che gli spiriti, gli spettri e tutte le creature mostruose che li accompagnano si riversino di nuovo sulla terra, i vivi si travestono, si mascherano e si cammuffano, prendendo le sembianze di queste creature e potendo, quindi, camminare indisturbati tra di loro.

“Dolcetto o scherzetto?” nella tenebrosa notte di Halloween

La parola stessa “Halloween” è un palese riferimento al mondo dei morti, degli spiriti e della loro commemorazione. Essa deriva, infatti, dalla variante scozzese “All Hallows’ Eve” che tradotto significa “Notte di tutti gli spiriti sacri”, cioè la vigilia di Ognissanti.
Circolano, però, anche altre teorie secondo le quali l’origine del termine “Halloween” andrebbe ricercata nel racconto del personaggio di Jack O’ Lantern, che fu condannato dal diavolo a vagare negli inferi, tra le tenebre, alla sola luce della zucca scavata e contenente una candela. Dunque, poiché il verbo inglese “scavare” si traduce con “to hollow” e, di conseguenza l’atto di scavare è “hollowing”, da ciò deriverebbe il nome Halloween.

“Dolcetto o scherzetto?” nella tenebrosa notte di Halloween

Nella cupa e misteriosa notte di Halloween, quando il mese di ottobre cede il passo a novembre, quando l’autunno si afferma stabilmente nel cielo, nell’aria e tra le foglie, e quando il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti si fa sempre più sottile, fino a scomparie, indossiamo i costumi dei mostri più mostruosi della storia: da Frankenstein, a Dracula, alla Mummia, a Dr. Jekyll e Mr. Hyde. E quella che può sembrarci una festa giocosa, si palesa per quello che davvero è ed è sempre stata: l’occasione di esorcizzare la nostra paura più forte, non quella dei mostri e degli spettri, ma la paura della morte. Halloween con i suoi travestimenti e le sue maschere ci avvicina ai mostri e noi, camminando tra di loro, possiamo sentirci un po’ più coraggiosi e spavaldi nei confronti del mostro più invincibile, purtroppo, la morte.

Francesca Motta

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