MONZA – È stato il simbolo e l’anima della sezione monzese dell’Associazione nazionale paracadutisti d’Italia. Il binomio angeli del cielo e Gabriele Stefanoni era (ed è ancora oggi) immediato. Tanto che i soci hanno deciso di intitolare all’indimenticabile “basco verde” il 79esimo corso, appena concluso.

Grande emozioni giovedì sera nella sede dei paracaduti in viale Sicilia: una serata per soci e amici, ricordando – non senza qualche lacrima – l’imponente e vulcanica figura di Gabriele Stefanoni, paracadutista vero, nato il 29 settembre 1943 in quella Tradate dove venne istituita il 1 dicembre 1943 la Scuola Paracadutisti della Repubblica Sociale Italiana.

Un volto noto e amato: un personaggio poliedrico, saldamente legato ai valori della Patria e della bandiera, con una profonda fede, amore e dedizione per la famiglia. Stefanoni, investigatore privato per professione noto a livello internazionale, era cresciuto a pane (da ragazzo infatti si dilettava anche nel forno), bicicletta, bandiera e paracadute.

Tanti i ricordi dell’indimenticabile “basco verde” prematuramente scomparso il 23 agosto 2013. Attivo nel mondo del volontariato e del sociale, impossibile non incontrarlo per le vie del centro storico: prima nel suo ufficio di via Carlo Alberto, poi in quello di via Pennati.

Instancabile anche nel mondo del volontariato, socio attivo dello Sporting Club, del Panathlon, degli Amici dell’Autodromo e del Parco, dei Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme, dell’Anioc (Associazone nazionale insigniti onorificenze cavalleresche, insignito infatti del cavalierato della Repubblica) fondatore e anima della Classe 1943 con la quale, in collaborazione con una nutrita schiera di amici, ha portato avanti numerosi service nel mondo del sociale e della cultura. Grande conoscitore della politica, soprattutto quella del Medioriente, era sempre disponibile con i giornalisti (per alcuni nutriva una sincera amicizia) di confrontarsi su un mondo che velocemente cambiava.

Ma Stefanoni era soprattutto un paracadutista tanto che, poco prima di quell’ultimo lancio, aveva richiesto direttamente al presidente Franco Crippa una cerimonia con tutti gli onori militari, con la bandiera tricolore sulla bara e la partecipazione alle esequie anche dell’amico colonnello Gianfranco Paglia, medaglia d’oro al valor militare. Un legame alla bandiera e ai paracadutisti della Folgore che aveva visto Stefanoni pochi mesi prima partecipare al pellegrinaggio dei parà di Monza ad El Alamein, una sorta di ex voto in seguito ad un delicatissimo intervento chirurgico al quale era stato sottoposto, e nel sacrario aveva lasciato in dono il suo amato basco amaranto.

Un personaggio che ha lasciato il segno tra i suoi amati parà; un uomo che era conosciuto non solo per la sua allegria e la sua generosità, ma soprattutto per quella coerenza nei valori e nella fede, leale nell’amicizia e nei rapporti umani. Tanti i ricordi che si sono susseguiti durante la serata che ha visto la proiezione di un video realizzato dall’amico fraterno Gaetano Galbiati, con le numerose immagini della sua vita privata e da paracadutista. Tanti i ricordi: quello del presidente Franco Crippa, del basco verde Franco Nava, dell’amico giornalista Gianfranco Beretta e della figlia Eliana intervenuta alla serata con la mamma Loredana.

Dimostrando in quei volti segnati dalle lacrime, dalla commozione e dal sorriso la grande eredità lasciata da Gabriele: quella coerenza e amore per la Patria che per lui erano motivo di vita.

Barbara Apicella

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