Ettore Talotti, il missionario della pizza

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MONZA -. È rimasto sveglio fino alle 4 del mattino per seguire in diretta la partita della sua vita: la consacrazione della pizza napoletana come patrimonio dell’Unesco. E anche lui oggi si sente, orgogliosamente, un patrimonio dell’umanità. Con il grande sogno di portare adesso a Monza il Campionato mondiale della pizza e di aprire una scuola per diventare pizzaioli doc. Tempo di festa alla pizzeria “O’ Strit” di via Borgazzi inaugurata a gennaio e diretta dal napoletano verace Ettore Talotti, 53 anni, napoletano di Forcella, cresciuto dietro il banco della pizzeria imparando gli insegnamenti del nonno prima e del papà dopo.

Ettore la pizza ce l’ha nel sangue, tanto che dopo sette anni di lavoro a tempo indeterminato in un’azienda municipalizzata si è licenziato per ritornare al suo primo amore: la pizza.

“Mi definisco un missionario della pizza – ci racconta da dietro il banco del lavoro – Sono arrivato a Milano che ero un ragazzo e ho gestito diversi ristoranti napoletani a Milano”. Prima di approdare l’anno scorso a Monza. Ettore nel suo curriculum annovera anche importanti riconoscimenti: componente dell’Associazione Pizzaioli Napoletani ha partecipato alla preparazione della pizza più lunga del mondo, la pizza dei Guinness realizzata nel 2016 e lunga 1 km e 856 metri; ha partecipato ai campionati mondiali della pizza e su oltre 600 partecipanti si è classificato al 26esimo posto, mentre al Trofeo Pulcinella a Fiera Oltremare su oltre cento concorrenti si è classificato tra i primi dieci.

Ma la vittoria più grande è quella raggiunta pochi giorni fa quando dalla Corea del Sud è arrivata quella proclamazione che da anni Ettore Talotti e gli altri colleghi pizzaioli aspettavano: l’arte dei pizzaioli napoletani è un patrimonio culturale intangibile dell’umanità.

“Sono felicissimo e orgoglioso di far parte di questa categoria – prosegue – Finalmente la vera pizza napoletana e il nostro mestiere sono stati riconosciuti. Basta a pizze preparate con pomodori che arrivano dalla Cina o prodotti di qualità scadente. A Napoli, per esempio, in alcune pizzerie c’è anche la lista degli olii che il cliente può chiedere di utilizzare per condire la pietanza”.

Galvanizzato da questo straordinario risultato Ettore adesso sta lavorando per trasformare Monza in una piazza della vera pizza italiana. Scaramanticamente – da bravo napoletano – non si sbilancia troppo anche se captiamo che qualche cosa di concreto è già in pista . “Sto lavorando per portare grandi eventi in città, naturalmente sotto il segno della pizza”.

Non smette mai di impastare e di informare: per Ettore quella del pizzaiolo è una vera missione. “Per me il mio lavoro non è fatica – ci confida – Noi lavoriamo quando gli altri si divertono. Io, ogni giorno, con la pasta della pizza ci parlo: non farmi fare brutta figura, mi raccomando”. Un rispetto e una dedizione che si concretizzano in una sorta di riverenza quando si mette al lavoro. E il riconoscimento dell’Unesco lo ha entusiasmato e caricato. “Mi auguro che questo riconoscimento porti a un rilancio dell’economia italiana – precisa – Prevedendo esclusivamente l’utilizzo di prodotti italiani e una formazione vera e propria dei futuri pizzaioli”. Intanto Ettore i prodotti li fa arrivare direttamente dalla Campania, e con tanto amore oltre alle pizze sforna anche dolci tipici e antipasti veraci.

Intanto quello che balza all’occhio è la scelta di proporre un menù, non solo originale e con prodotti tipici della tradizione culinaria napoletana, ma anche con prezzi calmierati. “In questo modo le famiglie potranno permettersi più uscite in pizzeria”, aggiunge.

Una pizzeria che, se ancora non vi dovesse essere chiaro è napoletana verace: oltre a prodotti, scritte in dialetto sui muri e la sciarpa del suo Napoli in bella vista, si caratterizza per musica di sottofondo della tradizione classica partenopea.

“Non è musica – precisa -. È poesia”. Un po’ come l’atteggiamento al quale Ettore si rapporta alla sua amata pizza.

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