Ferrari, basta parole: l’era Binotto sia vincente

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Sia l’anno X, quello in cui si ricomincia da zero, ma basta parole ed inutili proclami. Basta concentrarsi su come si chiamerà, se la livrea sarà bella o brutta, se il suo aspetto sarà gradevole o meno.

La Ferrari non vince un titolo iridato per piloti dall’ormai lontano 2007, 12 lunghi anni fatti di grandi insuccessi, fra illusioni, rimpianti e grosse delusioni. L’ultima, quella dello scorso anno, quando a disposizione del Team Principal Arrivabene c’erano due monoposto guidate da due campioni del mondo, che forse per la prima volta dopo dieci anni avevano una macchina all’altezza dello strapotere Mercedes, – come confermato da Vettel durante una intervista -, messo in dubbio seriamente dalle performance della rossa di Maranello.

Invece nulla, anche questa volta, hanno vinto gli altri. Demerito di chi ha gestito male ogni tipo di decisione e strategia possibile, dai box e in sala stampa, facendo arrabbiare i nemici, dando loro rinnovati stimoli che sembravano ormai perduti: rimettendo in corsa le due frecce d’argento quanto sembrava fosse la Ferrari, per la prima volta dopo anni, quella in vantaggio dal punto di vista tecnico. Invece Toto Wolf ha saputo spremere per bene il suo secondo pilota Bottas, un tuttofare a servizio di Mercedes ed Hamilton soprattutto, a cui spessissimo ha consegnato la vittoria nelle mani, sacrificando la propria gara.

È stata questa la mossa vincente ma nulla per cui scandalizzarsi o gridare allo scempio, nell’era di Schumacher accadeva puntualmente, tutti ne sono stati vittima, da Irvine a Barrichello soprattutto, così funziona e forse così bisogna tornare a fare se si vuole vincere. Certo, andarlo a dire a Leclerc di fare da scudiero a Vettel non sarà facile, il monegasco arriva con tutta l’aria di chi è consapevole di avere le stesse chance del tedesco di vincere il titolo, nonostante le quote per la vittoria del titolo siano a favore del tedesco.

E lo fa a ragion veduta, perché la sua esperienza in Sauber è stata straordinaria, ben oltre le previsioni al punto tale di promuoverlo subito in prima squadra, lui che era parte dell’Academy della Ferrari. Ha scambiato il sedile con Kimi che torna in Sauber, o meglio dire all’Alfa Romeo, come da nuova denominazione. E chi sarà chiamato a dare una sterzata ad anni fatti di qualche vittoria e tantissime, troppe incertezze, è proprio Vettel.

È lui l’imputato numero uno dei tifosi, troppo nervoso, tanti errori, incapace di reggere la pressione nel momento in cui arrivava col fiato sul collo Lewis o il Verstappen di turno. Errori gravi che sono costati un Mondiale che, in estate, sembrava fosse ampiamente alla sua portata. E invece ha finito la stagione con Kimi nell’ombra, quasi subendo quello che sarebbe stato un clamoroso sorpasso in classifica, scongiurato solo alla fine.

Da un quattro volte iridato ci si aspetta molto di più, perché la Scuderia pretende, i tifosi invocano, la storia non aspetta. Vettel e Leclercl, Binotto al posto di Arrivabene: la Ferrari è stata presentata, a 90 anni dalla sua nascita.

Un numero che deve tornare a far paura, come la cabala impone.

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