Ruspe in azione

LIMBIATE – Ha i giorni contati lo scheletro arrugginito dell’ottovolante. E anche la stazione del trenino panoramico, sepolta sotto un tunnel di foglie, presto scomparirà. Della locomotiva, già ora non c’è più traccia. Mentre si può ancora ammirare – tra rose selvatiche e spineti – quel che resta della pista dell’autoscontro e del Carosello. A Città Satellite il 30 agosto sono entrate in azione le ruspe. Cingolati e caterpillar “cancelleranno” per sempre Greenland: per un quarto di secolo il “parco dei sogni” più grande del Nord Italia.

Sulla carta c’è già nero su bianco un progetto per creare un polo del tempo libero e del divertimento. E il sindaco, Antonio Romeo (Forza Italia), con i nuovi proprietari, vogliono vederlo a tre dimensioni a tempo di record. “La nuova proprietà – spiega Antonio Florio – ha fretta di fare ripartire l’immensa area di 372 mila metri quadrati inserita nel Parco della Groane e vorrebbe vedere illuminate le insegne dei locali della ristorazione già in primavera”.

Credo molto nel progetto di rilancio di quest’area e farò del mio meglio per realizzarlo – dice Romeo -. La priorità è offrire alle famiglie un luogo capace di attrarre e fare sognare i bambini e i ragazzi di oggi, porgendo anche un’occasione di rilancio economico con tanti posti di lavoro per i giovani. Fondamentale è poi il recupero ambientale: ci sono tonnellate di rifiuti accumulate negli anni, e devono essere rimosse. E infine è una questione di legalità: c’è un’ordinanza di sgombero datata 2013 e deve essere rispettata”.

La questione spinosa da affrontare è quella dei residenti: “Stiamo affrontando la questione. Ufficialmente sono un centinaio, di cui trenta minorenni, ma non abbiamo certezze su quanti vivono effettivamente in quegli immobili fatiscenti“.

Resta ben poco di Greenland: chiuso dal 2002, da anni il più grosso parco dei divertimenti abbandonato della Lombardia è famoso per le polemiche e per i progetti di rilancio che hanno prodotto solo chili di carta. Eppure Antonio Romeo e i nuovi gestori si sono ispirati proprio al lavoro di Giuseppe Brollo: l’imprenditore illuminato che sui terreni dei Conti Borromeo aveva costruito il Villaggio che porta il suo nome.

Nel 1964, il suo progetto più visionario: Città Satellite, il primo luna park urbano d’Italia. A realizzarlo chiamò Simeone Sardena, ultimo erede di una lunga discendenza di giostrai e circensi. Un’idea pionieristica che all’inizio funzionò: erano migliaia i bambini pieni di adrenalina che facevano la coda per mettere al polso il famoso braccialetto, con il quale potevano correre sulle piste di go kart o sugli autoscontri, oppure entrare nella grotta abitata da enormi dinosauri di pezza.

L’inizio della fine fu nel 1975. A Castelnuovo del Garda aprì Gardaland. E mentre il paradiso del divertimento veneto è diventato il parco giochi più grande d’Europa, quello lombardo ha iniziato a perdere colpi. Un passo indietro dopo l’altro, il luna park che attraeva migliaia di famiglie da tutta la provincia di Milano – alla fine degli anni Novanta – iniziò a smantellare, uno dopo l’altro, i ponti mobili, le torri medievali, i bar e i ristoranti. Fino a quando, nel giorno di Pasquetta di 15 anni fa, le giostre fecero l’ultima corsa e sui cancelli di Greenland fu appeso il cartello “chiuso”. Con tanto di sigilli del sequestro giudiziario.

Oggi perfino il cuore di Greenland – il laghetto artificiale (lo avevano scavato negli anni Trenta per alimentare l’ospedale psichiatrico Antonini) dedicato alla pesca sportiva – è ridotto a un acquitrino e lo chalet di legno è invaso da una fitta vegetazione. Perfino sulle piste d’asfalto sono spuntate le sterpaglie. Corrose dai decenni pure le vecchie roulotte dove i turisti potevano anche pernottare. La mappa del parco, scolorita dalle intemperie, promette emozioni datate 1999, e mette malinconia la mascotte del parco giochi: un enorme scoiattolo che attira solo il frinire delle cicale e il cinguettio degli uccelli. Eppure, sembra impossibile, ma è proprio qui che, tra pochi mesi, i nuovi balocchi del XXI secolo torneranno a fare sognare i bambini dell’era 2.0.

Marco Mologni

 


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