DESIO-  I gatti sono solidi o liquidi? Le muffe sono intelligenti? Le relazioni che tengono in equilibrio una coda di cavallo sono le stesse che governano le interazioni fra Terra e Luna?Sono soltanto alcune delle domande che si sono fatti gli scienziati nel corso del 2017 che si sono aggiudicate gli “IgNobel Prize”, il premio alle dieci ricerche scientifiche più assurde e divertenti degli ultimi dodici mesi inventato dalla prestigiosa università di Harvard e dal “Mit” («Massachusetts Institute of Technology») di Boston.

E a raccontarle ci ha pensato Luca Perri, astrofisico e divulgatore scientifico, con il libro “La pazza scienza” (Sironi editore) che presenterà sabato 3 marzo, alle 17, nella Biblioteca civica di Desio (via Cavalieri di Vittorio Veneto, 2 – ingresso libero). “Risultati serissimi di ricerche stravaganti”. Questo il sottotitolo di un libro divertente e dissacrante, dedicato alle “ricerche che fanno prima ridere e poi riflettere”. n compendio di scoperte all’apparenza inutili ma forse destinate a cambiarci la vita. Raccontate in perfetto stile “IgNobel”.

Luca Perri aveva spiegato su Facebook il mistero delle onde gravitazionali all’indomani della loro scoperta, il 12 febbraio 2016, tirando in ballo tra le altre cose il lardo di Colonnata. Nemmeno due ore e si ritrovò con 35 mila piace al post. Era forse la prima volta che qualcuno riusciva a spiegare le “misteriose” onde gravitazionali ai profani. Perri, 31 anni, nato a Como, astrofisico e dottorando all’Università dell’Insubria e all’Osservatorio di Brera, vincitore italiano e finalista internazionale al concorso per giovani divulgatori scientifici FameLab 2015, da allora è diventato una star della divulgazione. Collabora con la Rai (“RaiScuola” e “La scienza in gioco”), “La Repubblica” e “Focus Junior” e i suoi incontri, al Planetario di Milano, sono sempre sold out.

Le scoperte raccontate da Luca Perri sono illustarte da Angelo Adamo, astronomo musicista e fumettista, mentre la prefazione è di Paolo Attivissimo, giornalista, scrittore, conduttore radiofonico e cacciatore di “bufale”.

Nel 2017 quattro italiani hanno vinto l’IgNobel per le scienze cognitive, per aver dimostrato che gemelli monozigoti non sanno distinguersi fra loro in foto. In tutto sedici italiani e un istituto (l’Istat) hanno vinto sette premi “IgNobel” dal 1991 ad oggi. La percentuale di “IgNobel” italiani è del 2,5 per cento. Con i “Nobel”, invece, ci sono stati diciannove premi italiani, con una percentuale sul totale del 3,2 per cento.

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