Monza e Brianza unica provincia lombarda con qualità dell’aria migliorata

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MONZA – C’è poco da esultare, ma il bicchiere può essere considerato mezzo pieno. La provincia di Monza e Brianza, a livello regionale, è l’unica in cui la qualità dell’aria è migliorata tra il 2016 e il 2017. Lo rileva Legambiente basandosi sui dati ufficiali di Arpa Lombardia.

Il riferimento è alle concentrazioni medie di Pm10, le polveri sottili, passate a Monza da 37,3 a 36,4 milligrammi per metro cubo quotidiane. Qualcosa, insomma, si muove anche se il dato risulta ben lontano dalla media annua di 20 milligrammi per metro cubo fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

“L’anno che si è chiuso – commenta Legambiente con una nota – ha fatto registrare un chiaro peggioramento dei dati di inquinamento dell’aria rispetto al 2016: in tutti i capoluoghi, tranne Monza, le concentrazioni medie di PM10 sono cresciute, complici sia la minor piovosità, registrata soprattutto nelle località della bassa Padana, sia il generalizzato aumento del traffico veicolare. Su un periodo più lungo, invece, i dati mostrano una tendenza al rallentamento del trend positivo in corso da decenni: la riduzione delle concentrazioni medie ha infatti lasciato il posto ad una stabilizzazione dei valori nell’ultimo quinquennio. Segno che, probabilmente, si sta esaurendo l’effetto del miglioramento delle motorizzazioni, in particolare per quanto riguarda i diesel, maggiori contribuenti allo smog urbano, per i quali la differenza in emissioni tra le immatricolazioni più recenti e la media del parco circolante appare sempre meno rilevante. Evidentemente, né il piano regionale (PRIA), né l’accordo antismog delle regioni padane, stanno dando risultati differenti da quelli attesi in base alle tendenze di lungo periodo”.

Legambiente, tuttavia, invita a non considerare il traffico quale unica fonte di inquinamento. Così come prova il dato di Cremona, che detiene il record di concentrazione di Pm10: “La cittadina padana non è esente da emissioni da traffico, industria e impianti termici, ma sicuramente pesa molto il contributo delle emissioni agrozootecniche, da cui dipende gran parte della formazione di particolato secondario che aleggia sulla Pianura Padana. Solo Cremona eccede nel 2017 il dato medio di inquinamento tollerato secondo gli standard europei, ma nessuna città può vantare un’aria veramente salubre, conforme
cioè alle raccomandazione dell’OMS che abbassano l’asticella del PM10 ad una media annua
inferiore a 20 mg/mc, anche se Sondrio ci si avvicina chiudendo l’anno con una concentrazione media di 24,1 mg/mc”.

Se il dato di miglioramento progressivo nel lungo periodo resta per ora complessivamente confermato, la tabella di marcia resta insufficiente: proseguendo al ritmo dell’ultimo decennio, occorreranno 50 anni per far rientrare l’area padana tra quelle con un livello adeguato di salubrità per quanto riguarda l’inquinamento da polveri sottili.

“Le misure per la lotta all’inquinamento si confermano insufficienti a conseguire i miglioramenti necessari entro tempi accettabili – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – non possiamo passare i prossimi 50 anni a fare la danza della pioggia per ottenere aria più respirabile. Occorrono interventi ben più drastici di quelli prospettati da Regione Lombardia, a partire da una road map per l’estinzione dei motori diesel e dall’attivazione di misure sul fronte delle emissioni di fonte zootecnica”.

Il quadro di miglioramento mostra un forte rallentamento anche a Milano, dove le concentrazioni di particolato, dopo il record positivo del piovoso 2014, mostrano addirittura una chiara tendenza al peggioramento: segno che la città è troppo lenta nel mettere in campo politiche adeguate per il contenimento del traffico, dopo il consolidamento dell’area C.

“Vogliamo che il 2018 sia l’anno dell’attuazione del Pums (Piano urbano della mobilità sostenibile) – afferma Meggetto – messo a punto da Milano, connesso al potenziamento dei servizi di mobilità collettiva sull’intera città metropolitana: sono queste le novità che vogliamo vedere prima di parlare di aumenti del biglietto dell’Atm”.

I trend sono simili anche per quanto riguarda le giornate ‘nere’ di smog oltre ogni limite contemplato dalle norme europee. Anche in questo caso chi se la passa peggio resta Cremona, che nel 2017 ha superato per ben 105 giorni la soglia critica dei 50 mg/mc, ma complessivamente nelle città padane si respira aria tossica un giorno ogni quattro, e un giorno su due se si considerano i soli sei mesi freddi in cui si concentrano gli sforamenti. Un po’ migliore la situazione nei capoluoghi insubrici (Lecco, Varese e Como) e a Sondrio, che con 22 giorni è l’unica città che nel 2017 non ha superato la tolleranza di 35 giorni contemplata dalle norme europee.

Per Milano il dato di 97 giorni di superamento è perfino superiore alla media dell’intero decennio. Monza? Se da un lato la qualità dell’aria è migliorata, non si può nascondere il fatto che la soglia critica giornaliera è stata superata 86 volte nel 2017. Erano state 61 volte nel 2016. Il bicchiere può essere anche considerato anche mezzo vuoto.

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