Quando la paura della crudeltà sfocia in altra malvagità

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Quando la paura della crudeltà sfocia in altra malvagità

È da poco trascorsa un’altra giornata del ricordo. Questo periodo, come ogni anno d’altronde, e come dovrebbe essere ogni singolo giorno, vuole riportare la nostra mente indietro nel tempo…per guardare avanti con più consapevolezza, proprio tramite il ricordo.

Le giornate della memoria: prima delle vittime del genocidio armeno, poi della Shoah e quindi del genocidio e sterminio ebreo, ed infine delle vittime delle foibe.

Quando la paura della crudeltà sfocia in altra malvagità

La strage delle foibe, ad opera dei partigiani jugoslavi è un evento che, forse proprio per la “natura” dei suoi carnefici, ci lascia sconcertati.

Sì, perché quegli uomini che nel corso della Seconda Guerra Mondiale hanno fatto la storia della ribellione alla dittatura, al regime fascista e nazista e a tutte le sue atrocità, sono qui i responsabili delle stesse brutali azioni.

Continuerà a suonarci dissonante quando ne leggeremo sui libri di storia, eppure è così. I partigiani jugoslavi nel periodo immediatamente precedente il termine della guerra, attuarono un rigido rastrellamento con consecutiva eliminazione di tutti gli esponenti e fedeli del fascismo o presunti tali.

Quando la paura della crudeltà sfocia in altra malvagità

Il massacro delle foibe, è così denominato dal termine che indica gli affossamenti naturali del roccioso altopiano carsico. Luogo in cui, per l’appunto, venivano barbaramente abbandonati i corpi morenti o i cadaveri delle vittime.

Lasciati morire già lungo la terribile marcia verso i campi di concentramento, e poi abbandonati con noncuranza negli avvallamenti delle montagne. Lasciati a perire da soli, nella culla della terra. Quella culla che dovrebbe accogliere il nostro corpo e ospitare la nostra anima durante il viaggio più importante della nostra vita, diventa qui invece un luogo di abbandono e di trascuratezza totale. La terra in cui vengono dimenticati e letteralmente scaricati i corpi umani che hanno come unico compagno di viaggio, verso la fine di una vita crudelmente e gratuitamente interrotta, soltanto la terra brulla e secca sotto la loro pelle, l’odore acre del terriccio che è già impregnato di morte, e il cielo come unico testimone silenzioso della chiusura degli occhi di centinaia e centinaia di vite umane.

I dati ci parlano di circa 3 o 5mila vittime che persero la vita nelle foibe.

Quando la paura della crudeltà sfocia in altra malvagità

Una testimonianza agghiacciante di quanto la paura e il terrore scaturito dalle violenze fasciste e naziste possa sfociare in qualcosa di altrettanto pericoloso, letale e disumano.

E questo dovrebbe farci riflettere attentamente su quello che siamo. Su come sia realmente la nostra indole umana. Un’indole che porta a vendicarsi, a proteggersi dal dolore e dalle ingiustizie con le stesse crudeli armi. Un istinto che nasce dall’animo umano e che, allo stesso tempo, lo divora.

Quell’impulso che nasce dalla paura, si nutre di essa e finisce per scaturire nella sua stessa forma. Il terrore, la continua minaccia e la paura di essere puniti e castigati come animali per una colpa di cui non si comprende neppure la ragione, porta a difendersi e a proteggersi attraverso lo stesso malato sistema.

Ed è così che hanno preso forma le brutalità delle foibe perpetuate dai partigiani jugoslavi ai danni dei fascisti italiani della Venezia Giulia e di tutte quelle persone ritenute una minaccia per l’instaurarsi del comunismo di Tito. Al di là delle presunte e possibili motivazioni politiche, che fanno sempre parte di ogni guerra, di ogni attacco e di qualsiasi persecuzione. Le stragi delle foibe sono nate dalle macerie dei lager nazisti e fascisti, nei quali si sono verificate talmente tante uccisioni, massacri, umiliazioni da far nascere dalle loro stesse ceneri una fenice che si nutre di odio e di rabbia.

Quando la paura della crudeltà sfocia in altra malvagità

Quante vittime innocenti hanno perso la vita per una colpa che non è mai esistita? Quante barbarie sono state commesse dagli uomini? E quante altre se ne sono consumate per la paura che quelle atrocità potessero ripetersi? E quella medesima paura ha dato vita al terrore stesso, concreto e spietato.

È il ricordo l’unica arma in nostro possesso. Saranno il ricordo e la comprensione delle scelte sbagliate che l’umanità ha commesso, a indurci a non cadere mai più negli stessi errori.

Il ricordo è tutto ciò che ci resta. Insieme alla speranza.

Francesca Motta

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