Sting stupisce ancora: il nuovo “My Songs” è un capolavoro

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Sting
Sting (Photo Ralph Ph)

Non conosce battute d’arresto l’esplorazione musicale di Sting. Da oltre 40 anni sulla scena, prima con i Police e poi come solista, l’artista inglese ha sempre fatto della poliedricità la sua caratteristica distintiva, muovendosi senza soste tra musica, popolare e jazz, televisione, teatro e spettacoli d’avanguardia. Il tutto senza mai abbandonare la produzione a getto continuo di dischi. L’ultima fatica è arrivata lo scorso 24 maggio e si intitola “My Songs”: una raccolta dei più grandi successi della sua carriera rivisitati in ottica moderna.

“My Songs” segue di un anno il lavoro realizzato con Shaggy, “44/876”, ispirato alla musica giamaicana e il cui singolo “Don’t make me wait” è stato presentato durante il festival di Sanremo 2018. Questa volta, però, non ci sono inediti. Il nuovo disco è infatti un sunto di quarant’anni di storia della musica rivisti in prima persona dallo stesso Sting, all’anagrafe Gordon Matthew Thomas Sumner.

In “My Songs” ci sono ben 19 brani, numero inconsueto per i trend discografici recenti. 14 di questi sono nuove versioni in studio dei più grandi successi del cantautore inglese. 5 sono registrazioni dal vivo, con “Fragile” che compare in entrambe le vesti. Il lavoro tocca tutte le “reincarnazioni” di Sting e pesca sia dall’epoca Police (10 canzoni) che da quella solista (9 brani) fino a “Brand new day” del 1999.

Sette le canzoni reincise ex novo, sei dei Police più “Shape of my heart”, una delle canzoni più belle di sempre dedicate al mondo del gioco e tra i più grandi successi commerciali di Sting, mentre le altre sono le versioni originali a cui sono stati aggiunti nuovi suoni e nuove parti vocali in chiave contemporanea.

Praticamente inalterati, quindi, se non per piccoli dettagli, capolavori come “Every breath you take”, in cui a cambiare sono soltanto alcuni dettagli della struttura originale, “Walking on the Moon” e “Can’t Stand Losing You” nelle quali il nuovo mix da un’enfasi ancora più accentuata alla sezione ritmica con il basso più in evidenza e la batteria portata “più avanti”.

Molto più lavoro è stato invece fatto per i successi dell’epoca solistica. È stata introdotta molta elettronica, sempre nella parte ritmica, in “Field of gold”, mentre suonano molto più “fresche” a livello sonoro “If You Love Somebody Set Them Free” e “Demolition man” in cui è ancora l’elettronica a farla da padrone. La prima è stata rivista in chiave funky-dance e non sfigurerebbe nel repertorio di band come “Chic”, “The Meters” e “Tower of Power”. La seconda, rispetto alla versione originale registrata dai Police, ha un maggiore accento sulle chitarre elettriche, che esplorano territori vicini all’hard-rock.

«Ogni sera canto canzoni che potrebbero essere state scritte quarant’anni fa – ha dichiarato Sting in sede di presentazione dell’album – quindi cerco sempre qualcosa che posso cambiare o qualcosa che non ho ancora scoperto, un’innovazione sottile da apportare al pezzo”. È lo stesso spirito di scoperta che lo accompagna da una vita, da quando a sette anni lo zio gli regalò la sua prima chitarra, diventata in breve tempo la via di fuga dalla realtà e la compagna inseparabile di mille avventure.

Da quell’epoca, Gordon, soprannominato dagli amici “Sting” per via dell’innumerevole serie di maglie a strisce gialle e nere che indossava durante i concerti con uno dei suoi primi gruppi, i Phoenix Jazzmen, di avventure ne ha vissute tantissime. Ha “corso” con Andy Summers e Stewart Copeland nei Police, con cui ha venduto la bellezza di 75 milioni di dischi, ha vinto sei Grammy Awards ed è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame, per poi proseguire da solo e ottenere, se possibile, un successo ancora maggiore superando la tripla cifra in copie vendute e arrivando a ben 17 Grammy. Negli anni, però, una cosa non è mai cambiata: la voglia di esplorare sempre nuove direzioni e forme di espressione musicale come altri artisti, che ne hanno fatto un’icona della storia della musica popolare e uno dei pochi artisti dell’epoca moderna in grado di stupire ancora.

 

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