Verano Park: un posto pensato per rimanere

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Verano Park
Verano Park

Verano Park.

A volte l’uomo riempie spazi semplicemente per riempirli.

Altre volte, quegli spazi li fa suoi, colmando i vuoti come un’artista disegna la materia, con un operare umano concepito per realizzare ciò che deve rimanere.

Restare lì, e parlare, nel tempo e al tempo.

La differenza tra la prima concezione del fare, e la seconda, si chiama cultura. Cioè mettere in campo un respiro creativo in cui si fondono gli strumenti del sapere, e le sfumature dell’arte.

Ecco, lo spazio Verano Park, realizzato recentemente a Verano Brianza, è un luogo trasformato per parlare al tempo. O meglio, un Parco scolpito, a cura degli arch. Loretta Maggioni e Roberto Seveso.

Verano Park”  è  un’ opera realizzata recentemente, una “vicenda di miglioramento” di un’ area  abbandonata a se stessa e inutilizzata.

La Riqualificazione paesaggistica, che ha visto  la creazione del Verano Park, è un esempio degli interventi di integrazione attraverso il miglioramento della funzionalità ecologica, indispensabile premessa per una valorizzazione ambientale dei luoghi:

” Si è previsto innanzitutto una revisione programmata del perimetro per dare forma e carattere all’insieme progettuale. La nota che caratterizza questi ambiti risulta essere soddisfatta con la previsione di parcheggi, per una parte posizionati in linea lungo via San Giuseppe e per l’altra inseriti all’interno di uno spazio dedicato del Parco stesso, parcheggi verdi affiancati, sul lato di via Monte Grappa.

Il linguaggio architettonico adottato nel progetto paesaggistico fa riferimento ai recenti interventi ed esperienze di architettura del Paesaggio contemporanea (Landscaping) volti alla realizzazione di opere con un profilo compositivo innovativo (Parco scolpito) che soddisfa a tutti gli effetti sia esigenze di tipo ambientale sia esigenze di tipo funzionale.

La matrice progettuale ha previsto la scomposizione dell’area in tre parti ben distinte con connotazione percettiva di facile recepimento. Nel disegno d’insieme spicca la caratteristica saliente della contrapposizione tra “rilevato” e “incavato”. Il tessuto connettivo tra queste due dimensioni risulta essere il “piano”, proprio in questa situazione si individuano le funzioni più importanti di tutto l’insieme. Il piano inoltre, connette il rilevato della collina del belvedere (esplicito riferimento ai ronchi del territorio brianteo) con l’incavato in cui trova posto il bio-lago.

Nel piano si sviluppa la maggior parte di tutto il tracciato pedonale (realizzato in calcestre), la pergola gradonata con l’anfiteatro arborato, il giardino dei giochi così come il giardino dei rampicanti, Il chiosco e la piazza della sosta.

Si accede al Parco attraverso un numero di tre ingressi pedonali distribuiti sulle vie che delimitano il Parco stesso. Due su via San Giuseppe e il terzo su via Monte Grappa a lato dell’unico ingresso carraio. Questi accessi sono idealmente individuati con un intervento di piantagione (filari di pioppo cipressino) che si caratterizza per la propria Indiscussa rigidità geometrica. Tre assi lineari che convergono in (o si diramano da ) un solo punto del Parco. Questo diventa così, a tutti gli effetti, punto di convergenza dei tre sistemi arborei, dichiarata reminescenza delle piantagioni pioppicole di capezzagna agricola.

La geometria di queste piantate si stempera nel disegno morbido della composizione degli insiemi arborei che costituiscono i diversi raggruppamenti vegetazionali a corredo dell’insieme.

Questa contrapposizione tra rigidità lineare e informale morbidezza compositiva richiama alla mente l’idea di contrasto espressa nella storia tra il giardino geometrico all’italiana (g. formale) e il giardino paesaggistico all’inglese (g. informale).

Per le piantagioni ci si è attenuti in maniera scrupolosa ai riferimenti legati alle specie prettamente di tipo autoctono e solo per alcune specie di tipo eco-compatibile.

Il Progetto individua esclusivamente alberi che rientrano nei parametri di specie e varietà tipici della nostra zona privilegiando essenze, di prima e seconda grandezza, appartenenti a tipologie di latifoglie spoglianti con giusti rapporti tra forma, volume e colore.

In questo modo si potrà apprezzare in maniera del tutto soddisfacente il cambiamento delle stagioni attuando quella che oggi, a pieno titolo, definiamo congruità (o compatibilità) paesaggistica.

Roberto Seveso Architetto ”

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