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Orizzonte Innovazione

Teodolinda… Ci sono le storie, quelle che un territorio si racconta per sentirsi interessante: personaggi, aneddoti, un po’ romanzo e un po’ verità. E poi c’è la storia, quella vera, quella che non si lascia addomesticare. La storia che abita dentro e fuori di noi, che insegna, che mostra, che non chiede permesso.

Ed è proprio questa storia, oggi, a dare fastidio. Perché il passato è coraggio, e oggi si preferisce la paura. Il passato è follia creativa, e oggi si pretende obbedienza. Il passato supera l’ovvio, mentre oggi si ripete che nulla può cambiare. La storia è un invito a muoversi; le storie, spesso, un modo per restare fermi.


Teodolinda tra mito e rimozione

Nelle storie, la città di Teodolinda è uno slogan: un’etichetta da brochure, una vanteria di superficie che copre meriti reali sotto una patina di nostalgia. Nella storia, invece, la città di Teodolinda potrebbe trovare non un rifugio per restare a casa la sera, ma un futuro da immaginare.

Teodolinda, nei documenti, è un’ombra. Di lei sappiamo ciò che altri hanno scritto dopo. Ma i Longobardi non furono il popolo oscuro e primitivo che è stato comodo raccontare. Furono una delle radici vere dell’Europa: inclusione, cultura condivisa, rispetto dell’ambiente e allevamento sostenibile. E con Teodolinda, un rilancio inatteso della figura femminile in un’epoca che non lo prevedeva.

Anche sul piano monumentale, si disse che non avessero lasciato nulla. Oggi scopriamo che la loro cifra era la rielaborazione: non distruggere, ma trasformare. Far convivere passato e presente per descrivere un futuro. Una lezione che sarebbe utile ricordare.


Il portale che non c’è più

Eppure, non solo nella città di Teodolinda, ma in quasi tutte le città di Teodolinda, ovvero l’Italia, questa lezione non esiste. A volte si finge di niente, a volte si racconta una bugia. Davanti a me ho il rendering delle case che sorgeranno al posto del vecchio carcere. C’era un portale: il passato che si apriva verso il futuro. Un gesto semplice, un modo per non dimenticare, per lasciare un segno, per dare radici a una città.

Quel portale, oggi, è sparito. Forse ci faranno una targa. Forse basterà a dire che qualcosa c’era. Forse no.

Ci sono le grandi visioni e le piccole. Ci sono le storie e c’è la storia. E la differenza, spesso, è tutta lì: nel decidere cosa salvare e cosa lasciare andare.


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