Ormai il termine è di uso comune e tutti quanti hanno iniziato a prenderci confidenza. Non più strumenti usato da una nicchia per inviare pagamenti elettronici criptati anche da una parte all’altra del mondo (e per questo, spesso additato come possibile espediente per malavita e malintenzionati che possono facilmente spostare soldi), bensì un asset di dominio pubblico sul quale arrivare finanche ad investire.
La parabola delle criptovalute, monete virtuali, è realmente curiosa e densa finanche di fascino. Questo inizio di 2021 è stato caratterizzato, senza timore di smentite, proprio dalla corsa spasmodica del Bitcoin su tutti, ma anche di altre criptovalute che stanno tentando di mantenere il passo. Un esempio piuttosto esplicativo è dato dall’Ethereum.
La capitalizzazione del mercato attuale delle criptovalute, che può essere consultata su Kriptomat, inizia ad essere davvero interessante, al punto che anche il comparto bancario tradizionale sta iniziando ad alzare le antenne verso questo argomento. Ad oggi ci sono già alcuni istituti bancari che hanno deciso di aprire le proprie porte a questa innovazione.
Le banche fiutano il business
Jp Morgan su tutte, la multinazionale americana di servizi finanziari considerata una delle Big Four banche d’America. Se un tempo snobbava il comparto, oggi, vista la crescente richiesta dei suoi clienti, la banca è stata costretta a rivedere le proprie politiche ed ha addirittura dato vita ad una propria moneta virtuale. JPM Coin, questo il nome della criptovaluta targata Jp Morgan, alla quale la banca ha voluto affiancare anche una divisione aziendale focalizzata soltanto sulle criptovalute.
Quando si muovono colossi di questo genere diventa evidente e certificato che il piatto si è fatto ricco. Un discorso che vale per tutto il mondo, anche per l’Italia: da noi si è un po’ più indietro, la stessa UE per bocca dei suoi rappresentanti non si è mai espressa in modo troppo favorevole su tali strumenti.
La regolamentazione in Italia
Focalizzandoci strettamente sul nostro paese, in Italia anche la Consob, Autorità per la vigilanza sui mercati, si è espressa in materia di criptovalute fornendo una guida completa ed evidenziando finanche i rischi che si possono correre a puntare su questo strumento. Prendendo il tema più alla larga, è da tempo che si richiede una regolamentazione più precisa nel nostro paese, in grado di delineare al meglio la cornice all’interno della quale ci si può poi andare a muovere.
E proprio la Consob ha in passato lavorato diversi mesi sul tema per arrivare infine a produrre un documento pubblico finale sulle criptoattività, con l’intento di “creare le premesse per una nuova norma, sia perché vediamo che in questa nicchia c’è movimento, sia perché vediamo forme di abuso, di patologia che supera la fisiologia”.


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