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Il pedigree dei cani è una costruzione umana. Non ha nulla a che vedere con la natura, né con l’evoluzione, né con il benessere animale. È il risultato di accoppiamenti selezionati dall’uomo per ottenere caratteristiche estetiche o comportamentali ritenute desiderabili. La scienza lo conferma: oltre il 70% delle razze canine riconosciute presenta almeno una patologia ereditaria grave associata alla selezione di razza. Un dato che da solo basterebbe a ridimensionare il mito della “purezza”.

Eppure il DDL 1572 vorrebbe stabilire che i cani di razza sono “affidabili”, mentre i meticci no. Una distinzione che non ha basi biologiche, ma economiche: il valore di un cane, secondo questa logica, dipende dal costo del suo certificato. Il risultato è una gerarchia artificiale: cani di serie A e cani di serie B.

La realtà scientifica racconta altro. Le razze brachicefale — Bulldog Inglese, Carlino, Boston Terrier — hanno un rischio fino a 15 volte superiore di sviluppare sindrome respiratoria ostruttiva. Nel Bulldog Inglese, il 95% dei parti avviene tramite cesareo a causa della conformazione del bacino e della testa dei cuccioli. Il Cavalier King Charles Spaniel presenta un’incidenza di siringomielia fino al 70%, una malattia dolorosa dovuta a un cranio troppo piccolo per contenere il cervello. Nel Pastore Tedesco di linea da show, la displasia dell’anca può colpire fino al 40% degli individui.

Sono numeri che raccontano una verità semplice: molte razze “pure” nascono già condannate.

Al contrario, i meticci — spesso considerati “serie B” — beneficiano della maggiore variabilità genetica: la letteratura veterinaria mostra una minore incidenza di patologie ereditarie rispetto a molte razze selezionate.

Nonostante ciò, il DDL 1572 attribuisce valore legale alla razza, trasformando un pregiudizio culturale in un criterio normativo. Il rischio è evidente: normalizzare l’idea che alcuni animali valgano più di altri per ragioni puramente commerciali.

Se davvero si volesse tutelare il benessere dei cani, il dibattito dovrebbe andare nella direzione opposta: limitare la riproduzione delle razze che nascono per soffrire. Quelle con il muso troppo corto per respirare, con articolazioni deformate, con predisposizioni genetiche che garantiscono una vita di dolore. Un mercato che vale milioni, certo. Ma il benessere animale non può essere subordinato al fatturato.

Se esiste un’etica, questa legge non deve passare.

Il DDL 1572 non è pericolosa per ciò che afferma, ma per ciò che legittima: una cultura che trasforma la sofferenza in valore e la diversità in difetto.


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