Tutti in piedi nella notte per il via ufficiale alle 2.53 da piazzale Loreto. Parte così, il 13 maggio 1909, la prima edizione del Giro d’Italia di ciclismo. La seconda corsa a tappe per importanza e prestigio a livello internazionale dopo il Tour de France. L’idea, manco a dirlo, è dell’inesauribile Tullo Morgagni, caporedattore alla Gazzetta dello Sport, che pochi anni prima ha inventato il Giro di Lombardia (nel 1905) e la Milano-Sanremo (nel 1907).

Ciclismo d’altri tempi, mezzi meno avveniristici di quelli di oggi e, naturalmente, con ogni tappa che si trasforma in un’impresa leggendaria da consegnare alla storia. La prima, giusto per intenderci sulla preparazione di quegli atleti, è la Milano-Bologna di 397 chilometri. Se l’aggiudica Dario Beni (della Bianchi) dopo aver pedalato per 14 ore 6 minuti e 15 secondi. Alza le braccia al cielo grazie alla caduta di Luigi Ganna che, entrato per primo nell’ippodromo Zappoli di Bologna, cade a terra. Riuscirà a rialzarsi, ma si classificherà al quarto posto.

Poco male, tuttavia, visto che Ganna sarà l’autentico dominatore della prima edizione del Giro d’Italia, malgrado la sfortuna: utima curva sbagliata nella seconda tappa Bologna-Chieti, quattro forature il giorno dopo nella Chieti-Napoli, un’altra gomma a terra nell’ottava e ultima frazione Torino-Milano a 75 chilometri dall’arrivo. In quel caso, però, dovrà accendere un cero, perché riuscirà a recuperare tutto il distacco grazie a un passaggio a livello abbassato a Rho che fermerà i fuggitivi.

Per lui arriva il successo finale con 25 punti e un premio di 5.325 lire. Se la classifica si fosse basata come oggi sui tempi, Ganna avrebbe concluso al terzo posto finale, staccato di 36 minuti e 54 secondi da Giovanni Rossignoli e superato anche da Carlo Galetti (che inanellerà un tris aggiudicandosi la corsa rosa nel 1910, 1911 e 1912).

Corsa tremenda, il Giro d’Italia, che fin dalla prima edizione si segnala per due episodi curiosi. Il primo vede protagonista Camillo Carcano che, nella quinta tappa Roma-Firenze, sale con la bicicletta sul treno a Civita Castellana per scendere a Pontassieve. Per lui 240 chilometri percorsi in meno, pagati naturalmente con l’inevitabile squalifica. L’altro episodio, invece, riguarda ovviamente il vincitore Luigi Ganna. Intervistato al traguardo di Milano, subito dopo essersi aggiudicato il primo Giro d’Italia, ai giornalisti che gli chiedono un primo commento a caldo risponde in semplicità: “Me brüsa tanto el cü”. Viva la schiettezza.

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