Abebe Bikila: nato a Mout, Etiopia, parte dell’Impero Italiano (o almeno presunto tale) nel 1932.
Abebe e l’Italia si ritrovarono una notte, a Roma, nel 1960.
Si ritrovarono nelle Olimpiadi che segnarono il riingresso dell’Italia fra i grandi del pianeta. L’Italia realizzò le Olimpiadi più belle del dopoguerra, le fece alla sua maniera. Creando il bello in maniera esclusiva.
Abebe Bikila e l’Italia si incontrarono in una maratona notturna, sulla via Appia, arrivo ai Fori Imperiali.
Una corsa e una ambientazione incredibile, che solo gli Italiani potevano permettersi di sognare, creare, e fare.
Quella maratona fra le fiaccole, è un’immagine che dà a noi peninsulari del nuovo millennio, un po’ la sensazione delle rovine imperiali. Segna quello che ancora potremmo fare, ma probabilmente non faremo, per persa capacità di immaginare il nuovo.
In quella via dritta di marmi, illuminato dai fuochi e dai fari della tv, protagonista oltre all’Italia c’era lui, Abebe Bikila.
Era un poliziotto, e faceva parte della guardia personale di Haile Selassie. Era un rimpiazzo, e per lui non c’erano scarpe adatte in dotazione. Quelle offerte erano scomode, e decise di correre alla sua maniera, come faceva sempre, scalzo.
Una corsa folle, per cui era impreparato e non favorito. Una cosa che però fece di lui una leggenda, e segnalò al mondo che gli atleti degli altipiani, qualcosa in più nel fondo avevano, e lo avrebbero dimostrato qualche decennio dopo, quando le dotazioni tecniche, e gli sponsor, e i tecnici ocidentali, avrebbero deciso che investire su di loro portava conveniva…
Abebe, quattro anni dopo, le scarpe (sponsorizzate) le indossò. Era stato operato di appendicite solo due mesi prima, eppure, straordinariamente, bissò l’oro di Roma.
Poi la sua storia di trionfi finì. E cominciarono i drammi. Nel 1969 rimase vittima di un incidente stradale e rimase paralizzato. Quattrò anni dopo spirò, per emorragia cerebrale.
Abebe Bikila lasciò la vita comunque da leggenda, e da precursore di un fondo nordafricano che sarebbe arrivato a dominare il mondo dello sport. Il suo nome è ancora nell’aria fra le grandi storie della maratona olimpica, esattamente come Roma, e quel 1960 irripetibile.


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