Il modello dei differenziali o scarti di conoscenza è stato tra i primi in ordine di tempo, nel corso della seconda metà del Novecento, ad attribuire nuovamente ai media effetti potenti, misurati sul largo periodo. Il modello trova la sua premessa nell’idea, tipica di un certo periodo storico, in cui si inizia a parlare di società dell’informazione, di come l’informazione sia diventata una risorsa fondamentale per la società e la collettività. Uno slogan molto potente ed efficace che riassume questo valore è quello che diceva appunto: “L’informazione è potere”. Tale motto evidenzia la tendenza a ricercare nella possibilità di accesso alle informazioni una nuova fonte di disuguaglianza sociale, economica e politica.
L’informazione come nuova ricchezza
Se l’informazione viene considerata come la nuova ricchezza, è opinione comune che il processo di progressiva espansione dei mezzi di comunicazione di massa contribuisca a una redistribuzione dell’informazione in senso egualitario: in particolare i mezzi popolari come televisione, radio, cinema, trovando vasta diffusione proprio in questi settori della popolazione rimasti esclusi dai flussi informativi di più difficile accesso, agirebbero alla stregua di equalizzatori informativi. Tuttavia, la teoria degli scarti di conoscenza, contraddice questa opinione comune, affermando al contrario come a mano a mano che aumenta la penetrazione dei media di informazione in un sistema sociale, i segmenti di popolazione con uno status più elevato, tendono ad acquisire l’informazione più rapidamente rispetto ai segmenti che fanno parte delle classi più basse.
La diffusione dei media come fattore di aumento di disuguaglianze
Secondo il modello presentato quindi la sempre maggiore diffusione dei media accentua le disuguaglianze tra gruppi sociali poveri e gruppi sociali ricchi di informazione. Le ragioni per cui i divari di conoscenza crescono invece di diminuire, vanno ricercati in diversi fattori, tra i quali possono essere elencati la motivazione ad acquisire nuove informazioni, la capacità di elaborare in modo utile le informazioni che si ricevono e l’accesso a tecnologie capaci di garantire rifornimento supplementari di risorse informative. Questi fattori si presentano in misura maggiore tra chi ha già accesso a notevoli quantità di informazioni, innescando un processo di feedback positivo e un accrescimento ulteriore delle conoscenze. Pensiamo ad esempio a quel tipo di utente che accede oggi all’informazione sottoscrivendo un abbonamento a una testata online, oppure a tutti gli appassionati di cinema e tv che tramite le piattaforme di streaming video possono vedere film in prima visione assoluta, comodamente da casa, in modalità on demand. Secondo lo stesso principio possiamo anche ascoltare una nuova produzione discografica, indipendentemente dal luogo dove ci troviamo, mentre fino a pochi decenni fa le città più avanzate erano Londra, Berlino, New York, Tokyo e Los Angeles. Questa nuova mappatura virtuale e multimediale, rende davvero globale la fruizione di un servizio di cloud, come avviene anche per il settore del gioco attraverso piattaforme dedicate come Google Stadia, Microsoft e Apple Arcade, mentre è una notizia recente che anche Netflix entrerà nel mercato del gaming con una libreria di titoli, a cui si può accedere in modalità remota, come per i casino live e senza bisogno di scaricare niente sui propri dispositivi. Ed è importante sottolineare come attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie, che da una parte hanno rappresentato l’abbondanza di informazione, dall’altra hanno accentuato il processo di ampliamento degli scarti. Tecnologie complesse come la televisione satellitare, collegamenti a internet a banda larga, sono utilizzate da chi ha già accesso a un buon numero di altre tecnologie. Contrariamente chi è escluso, per motivi culturali ed economici, dalle tecnologie di base, lo sarà ancora di più da quelle più sofisticate.
Come funziona la complessità del modello
Partiamo da una doverosa premessa: nessuno afferma che attraverso questo modello i poveri saranno sempre più poveri, come abbiamo letto spesso in questi ultimi decenni. L’elemento in discussione verte piuttosto su un altro aspetto: il generale accrescimento delle conoscenze avviene con velocità differenti. I divari crescenti non riguardano qualunque tipo di conoscenza, ma piuttosto si manifestano su temi spesso ignorati dai media a grande diffusione. Le formulazioni più complicate non assumono come base degli scarti la pura e semplice disponibilità di informazioni, ma considerano le capacità cognitive di utilizzare le informazioni in modo critico senza restarne sommersi; la capacità di fare fronte al cosiddetto sovraccarico informativo. Insomma una sorta di uomini adeguati per tempi complicati, parafrasando una celebre frase contemporanea in ambito sportivo e ludico.



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