CHI ERA ALFONSINA STRADA MARINI: UNA DONNA CHE PEDALO’ PER CAMBIARE I DIRITTI

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CHI ERA ALFONSINA STRADA
CHI ERA ALFONSINA STRADA

Chi era Alfonsina Strada Marini che è stata ricordata, insieme al nome di tante altre donne, dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel discorso di presentazione del suo governo, come donna che ha contribuito in maniera straordinaria all’uguaglianza fra i sessi.

Chissà Alfonsina cosa avrà pensato di questa citazione. Forse niente, si sarà schermita dicendo nel suo mezzo veneto che semplicemente lei era una che pensava solo a sbarcare il lunario con la sua passione, che era pedalare.

Ma Alfonsina ha sempre dimostrato di sapere che nulla avviene per caso. E così Alfonsina Marini “in Strada” sotto sotto ne sarà stata orgogliosa di quel richiamo alla sua persona, perché quelle parole sono state la sua vittoria e la testimonianza di quanto lo sport, che lei scelse come centro della sua vita, sia sempre stato capace di cambiare le cose, perchè è bene sociale e culturale, e come tale è ricchezza dell’umanità, non della parte.
La storia dell’umanità insegna che Alfonsina Marini Strada è stata una ragazza che con coraggio e con il ciclismo, un secolo fa, tenacemente, testardamente, follemente cambiò la concezione della donna, scendendo in campo in un mondo di soli uomini, come quello dello sport a cavallo della Grande Guerra.

«Vi faccio vedere che le donne non sanno stare in bicicletta come gli uomini» è stato il “brand” di Alfonsina.

Il mondo rideva del fatto che lei volesse correre con gli uomini, e lei semplicemente, correva con e come loro. Il mondo delle biciclette non aveva spazi dedicati alle donne, e lei, semplicemente, condivise gli spazi con gli uomini. Il Giro e le Grandi Corse non la volevano, ma lei semplicemente li corse e li portò a termine prima di tanti uomini.
Alfonsina si conquistò, spendendo più energie degli uomini, il rispetto della gente e dopo di lei, in molti meno pensarono che le donne non potevano fare quello che facevano negli uomini (e Alfonsina in questo non era sola, perchè quelli erano gli anni in cui le donne entravano in fabbrica al posto di quelli partiti per morire nell’inutile strage).

“Ho le gambe buone, i pubblici di tutta Italia (specie le donne e le madri) mi trattano con entusiasmo. Non sono pentita. Ho avuto delle amarezze, qualcuno mi ha schernita; ma io sono soddisfatta e so di avere fatto bene.”

Ecco, adesso, per l’Italia, tutta l’Italia, in questo momento drammatico, per i lontani nipoti di tutte le Alfonsine e tutti gli Strada, è venuto il tempo di provare, assieme, a fare bene da qualsiasi parte si scelga di essere.
E fare bene, parte innanzitutto dal conoscere la nostra identità e storia. Sapere in profondità cosa siamo noi Italiani. E soprattutto, che cosa potremmo essere capaci di fare, se “mettessimo da parte le menate, e ci mettessimo a lottare”.

CC

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