Fiera Campionaria di Milano: il centenario ai tempi del Covid

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Fiera Campionaria di Milano
Fiera Campionaria di Milano negli anni del Boom

Fiera Campionaria di Milano. 100 anni… un secolo. Un percorso ad ostacoli, fra la Milano turbolenta, fattiva e insanguinata del  primo dopoguerra, e l’ oggi, la metropoli silenziosa e chiusa al tempo del Coronavirus.

Sarà un centenario silenzioso, senza fanfare, senza palchi d’onore, senza le solite parole delle solite autorità. Resteranno vuote le poltrone che hanno sentito le invocazioni al fare rete dei tempi dell’Expo, il rendersi digitali, l’innovazione, etc etc, parole lasciate là a morire subito prima del rinfresco.

Però è meglio così, perché lontano dalle fanfare, in ognuno rimane il ricordo autentico di ciò che la Fiera Campionaria di Milano era e magari, ognuno, rifletterà su quello che dovrà essere, se passata la schiuma dei grandi investimenti, dovrà sopravvivere.

La generazione in biancoenero, ricorda che nei giorni della Fiera, alla mattina, c’era la Tv, i cui programmi di solito partivano alle 17,  che trasmetteva Film. Un evento straordinario, per cui in quei giorni era bello anche darsi malati a scuola. Ricordiamo le gite con la scuola in fiera, con i sacchetti pieni di carta e gadget inutili ma colorati, ricordiamo quel mondo dell’impresa in giacca e cravatta e vetrine lucenti, come imprinting nella nostra generazione di un segno positivo del fare che era anche la cifra della nostra Patria, così poco retorica ma anche così tanto vera.

Al di là della nostalgia, i ricordi danno il senso di quanto la Fiera di Milano sia stata nel tessuto nazionale, testimone allora di una Nazione creatrice e creativa, anche se in declino sempre in grado di essere incrocio fra i mercati del mondo.

L’innovazione, il fare, si incontrava nei capannoni, nei viali, la potevi vedere, toccare e raccontare il giorno dopo, e la conoscenza si seminava in tutte quelle competenze che alla Fiera non potevano accedere

Oggi siamo nel digitale, il mercato è cambiato. L’innovazione ce la mettono ogni giorno nei social, e la puoi comprare direttamente, l’istante dopo che l’hai scoperta.

La folla intorno all’evento industriale non si raduna più, e non solo per il covid. Gli eventi sono giostre ad alto budget che rifanno il verso agli anni 90 come signore che amano vestire il vintage ma hanno i capelli grigi.

Spesso sono un insieme di debiti insostenibili, cose che si fanno perché altro non viene da fare e c’è una struttura da tenere in piedi.

Dentro questo castello, magari risuonano slogan nuovi…

Ma le bocche sono sempre le stesse di prima, quelli che non hanno compreso cosa stava succedendo e si sono fatti superare.

Oggi la comunicazione è cambiata. E il mondo degli eventi, come l’editoria, non si può più raccappezzare dentro budget che non possono  stare più in piedi.

E il nodo, dopo il cazzotto del covid 19, è al pettine.

Nel 1920, e ancor più nel boom del secondo dopoguerra, di cui la Fiera Campionaria di Milano fu protagonista, i campioni di quel successo non furono quelli che tagliavano i nastri, ma gli altri che stavano negli stand, chi visitava e si ispirava a ciò che vedeva, una città e una società che si sentiva parte di un tessuto economico vivo.

Le protagoniste erano le aziende, anche ormai multinazionali, ma con l’anima di essere nate da una macchina, un sottoscala, da una persona, e da una idea.

Ecco, la Fiera del nuovo millennio se tornerà a guardare, e a parlare ai medio piccoli come sua base operativa, al popolo, al digitale delle emozioni, avrà dopo il Covid 19 una potenzialità enorme.

Se invece la Fiera si limiterà alle note stampa prefabbricate dei centenari, agli stand inaccessibili, alla politica digitale dei grandi budget e dei zero contatti, dei numeri al posto dell’anima, sarà un debito ogni giorno più insostenibile.

Buoni 100 anni Fiera Campionaria di Milano, buoni 100 anni Milano, buoni 100 anni Italia.

Ce la faremo…

CC

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