Il Sasso del Guidino, testimonianza inscalfibile del nostro passato

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Sasso di Guidino
Sasso di Guidino

Esistono prove concrete e indistruttibili del passaggio della storia sul nostro territorio e delle impronte tangibili che ha lasciato su di esso.

Il Sasso di Guidino è una di queste.

Dichiarato “monumento naturale regionale”, il sasso di Guidino si trova nel territorio comunale di Besana Brianza in provincia di Monza e Brianza, e più precisamente nella località di Guidino, sulla cinta muraria del parco dell’omonima Villa.

Il Sasso di Guidino è un masso erratico, o masso delle streghe, ma più spesso, queste formazioni rocciose, sono note con il termine di trovanti, cioè una grande roccia che è stata trasportata a fondovalle da un ghiacciaio.

Questi massi vanno ad occupare un’insolita posizione all’interno della pianura, una volta che il ghiacciaio si è ritirato.

In particolare, il Sasso di Guidino presenta delle dimensioni impressionanti di circa 7 metri di altezza e un volume di 80 metri cubi, fu trasportato durante la glaciazione nel quaternario, che prende il nome di Glaciazione Würm: terminata 12 mila anni fa, si tratta dell’ultimo periodo glaciale, ovvero quello più “recente” che coinvolse prevalentemente le nostre Alpi.

Il masso monolitico di Guidino, sembra provenire dalla Valtellina, e più precisamente dalla Val Malenco, ciò è deducibile dalla composizione e dal colore della pietra che presenta venature dette a serpentite, così chiamate perchè simili alla pelle verde dei serpenti; queste enormi pietre, proprio per il loro caratteristico colore verde, sono chiamate anche “marmo verde”.

Oltre che per le sue dimensioni, l’importanza storica e geologica del sasso di Guidino, sta nel fatto che è il masso di questa tipologia che si trova nella posizione più a sud in Lombardia, a testimonianza dell’estensione massima del ghiacciaio durante l’ultima glaciazione.

Miti, leggende e dicerie avvolte nel mistero, tentano di raccontare diversamente la nascita del Sasso del Guidino che, in passato, è stato addirittura considerato di provenienza astrale. Basti pensare che solo fino a pochi anni fa, era localmente designato come la “stella di Guidino”.

Questa credenza affonda le sue radici nell’antico insediamento, nella zona, dei Celti insubri, i quali hanno sempre considerato il monolite come un posto sacro. Pare che il sasso venisse da essi considerato una pietra scagliata dal cielo dalla dea Mórrigan (nota anche come la “furia delle guerre”, è una delle più importanti divinità irlandesi, dea della guerra, associata anche alla morte e al fato). La leggenda si è trasformata e si è evoluta sempre di più nel corso dei secoli, tanto da arrivare fino ai giorni nostri nella credenza che il masso sia di origine astrale.

Ovviamente, quello che si vede del Sasso del Guidino è “solo” la porzione più esigua, la parte più massiccia, infatti, è nascosta sotto terra, un po’ come un iceberg, entrambi nati dal ghiaccio e staccatisi da esso, lasciano solo intendere e immaginare la loro reale immensa estensione, per lo più nascosta sotto terra, o sommersa dall’oceano.

È la testimonianza dell’insorgere della nostra storia e dell’insediamento della nostra cultura proprio sul nostro territorio, là dove tutto è cominciato ed è stato generato. Il Sasso di Guidino affonda le sue radici al centro della terra e riaffiora in superficie in tutta la sua maestosità, palesandosi ai nostri occhi come un segno solido del passato, delle nostre origini, della nostra storia.

Questo enorme monolite ha attraversato lunghi viaggi, importanti ere geologiche, è stato protagonista di miti e leggende di popolazioni diverse. Sembra aver sopportato così tanto, eppure si palesa ancora in tutta la sua forza e così, inscalfibile, si propone come conservatore del nostro passato e custode del nostro futuro.

Il Sasso di Guidino è sempre visibile e aperto al pubblico, e per una descrizione più dettagliata e interessante, è possibile partecipare alle visite guidate al monolite, organizzate dal FAI durante le periodiche giornate dedicate alla celebrazione del patrimonio culturale italiano.

Francesca Motta

 

 

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