Premio Rina Sala Gallo: la pace della cultura

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PREMIO RINA SALA GALLO
PREMIO RINA SALA GALLO
Premio Rina Sala Gallo Monza, sabato pomeriggio 2 ottobre. Quattro anni fa vinse un russo, Igor Andreev ed è stato lui, che vive in Svizzera, a tenere il concerto d’apertura della nuova edizione.
Igor è un talento d’equilibrio fra entusiasmo giovanile e arte. Al primo bis, non fa proclami. Dice poche parole, timido. Parla di dolore, e poi suona un autore contemporaneo ucraino, Valentin Silvestrov, come fosse il brano più importante della sua carriera.
Ecco, la pace era lì, a Monza, nell’esatto istante in cui altrove russi e ucraini morivano come non ci fosse altra soluzione.
Poi, sulla pace, cinque minuti dopo quel concerto, nelle nostre strade possiamo aver ricominciato a raccontarci altro.
Possiamo suggerire di mandare armi o non mandarle, prendercela con Zelensky o con Putin, con Biden o la Nato, o Draghi senza accorgerci che in quella colpa data ad una parte sola, qualsiasi essa sia, manca la riflessione della complessità e quindi la capacità di provare a costruire oltre.
Certo, nessuna guerra si è mai risolta con un concerto sinfonico, ne’ con la cultura, anzi la storia del vecchio e del nuovo mondo ci dice che la pace è sempre stata forza delle armi e esaurimento delle forze in campo.
Ma noi da qualche anno, anche se in pochi se ne sono accorti, siamo in un mondo di regole inedite, un universo social e digitale, in un mondo in cui oltre agli insulti e alle armi, possono passare i confini, e se si vuole, anche silenzio, bellezza e profondità, insomma le mille facce della cultura. Ecco, magari anche qui ci si può provare a fare, agire, e magari qualcosa può cambiare.
D’altra parte, già negli anni ’60 per fermare la strage di americani nel Vietnam fece più un musical, Hair, che 1000 bombardamenti al napalm.
CC

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