Einstein, una foto e le sue parole sulla crisi. 29 ottobre 1927

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Einstein sta lì, in centro. E’ il 29 ottobre 1927. Mancano meno di due anni dalla grande crisi economica, e dieci dalla guerra globale. In quella foto ci sono 29 scienziati. I più grandi dell’epoca. Accanto a lui, l’unica donna, è Marie Curie. Quell’incontro, segnò un punto di svolta per la fisica quantistica, ma fu anche la dimostrazione che è difficle per la scienza, cambiare il mondo con la scienza.

Fu un’incontro straordinario, unico nella storia. Un confronto di personalità, più che idee, un derby in cui nessuno vinse. In realtà, nell’aria, ancora non si respirava il senso della crisi economica e sociale che a breve sarebbe arrivata.

I protagonisti fondamentali dello scontro furono Einstein e Bohr. Due genitori della fisica quantistica, della relatività, dell’abbattimento delle certezze che venivano da secoli di fisica classica. Due uomini caratterialmente diversi. Ma due innovatori. Due rivoluzionari, capaci di rivoluzionare, mossi dal motore del coraggio. Quello che Einstein scriverò tempo dopo, in piena crisi, esprime comunque il loro “fondante umano”. Parole eterne. Che esprimono bene il senso della crisi, e il suo contrario, l’innovare.

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.

E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi  supera sé stesso senza essere ‘superato’.

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’ inconveniente delle   persone e delle nazioni  è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.

Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il  conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che  è la tragedia di non voler lottare  per superarla.”

 

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