Mia Martini: benvenuta al mondo. 20 settembre 1947

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Mia Martini: benvenuta al mondo. 20 settembre 1947
Mia Martini: benvenuta al mondo. 20 settembre 1947

Mia Martini, detta Mimì, nasce a Bagnara Calabra, due anni dopo la fine della guerra. Il segno della famiglia Bertè, è lo stesso di una terra povera, arretrata, basata su legami patriarcali, ma nello stesso tempo di una giovane generazione di donne che hanno la forza di conquistarsi la libertà.

Il capofamiglia è insegnante di Latino e Greco. Va nelle Marcheper lavoro, e lì cresce la sua famiglia, composta dalla moglie maestra elementare e 5 figlie.

I rapporti all’interno della famiglia sono difficili, il padre autoritario e violento si scontra spesso con le figlie e la moglie. Mimì però sa fuggire, e la sua via per andare lontano è la musica. Fin da bambina si esibisce in spettacoli. Siamo nei primi anni sessanta, e la discografia italiana segue il correre delle rivoluzioni che parlano inglese.

In Italia si chiama Ye Ye e Mia incide i primi dischi.

Si trasferisce a Roma, e vive appieno i tempi del Piper, esibendosi in trio con sua sorella Loredana e Renato Fiacchini che ancora non aveva scelto il nome d’arte Zero.

Lentamente, però, la sua passione vira verso il blues, e verso una espressione musicale da interprete di canzoni autorali. Verrà arrestata per una sigaretta di marjuana, e l’esperienza, seppur breve, farà parte dei fantasmi che la seguiranno per tutta la vita. L’arte però si fa più forte delle ombre. Un talento che il produttore Alberigo Crocetta scoprirà e lancerà, cambiandole il nome in Mia Martini, rendendolo internazionale.

Gli anni settanta segneranno tappe indimenticabili, canzoni eterne. Piccolo Uomo e Minuetto sono capolavori che resteranno eterni.

Attorno alla sua voce daranno il meglio autori affermati o giovani come Maurizio Fabrizio, Bruno Lauzi, Dario Baldan Bembo, Minghi, Stefano Rosso, Mango e molti altri. Arriva la fama internazionale, trionfa all’Olympia.

Mia fa progetti con  Aznavour, ma è incombente anche un contenzioso legale con Ricordi, mentre va tramontando il decennio dell’impegno e arriva la “Milano da bere.”

Inizia il rapporto sentimentale con Ivano Fossati. Un legame profondo e difficile che la porta a scegliere per se’ solo quello che ritiene arte, voltando le spalle allo spettacolo dell’apparenza e dei lustrini. Sceglie la via più sua, che è opposta al reflusso commerciale che sta arrivando, ma è il momento sbagliato. Lei non è ipocrita, e il mondo non la perdona. La sua inquietudine si riversa nei rapporti difficili con le case discografiche, un mondo chiuso e vendicativo.

Come cantava in Minuetto, cresce sempre più la solitudine. Ha problemi con Fossati, ha problemi con la voce, ha problemi con il mondo dello spettacolo, ha problemi con la vita. Ritornano i fantasmi del passato,  ci convive, mentre tutti la lasciano sola.

Comunque, inesorabile, vince il suo talento. Nel 1982, esce “E Non finisce mica il cielo”, di Ivano Fossati. Segnala la nuova strada per Mia.

La qualità, l’eterno. Lasciare solo canzoni destinate a durare. Sono le perle che brilleranno in anni durissimi, quando si allontana dalle scene perchè vinta dalle voci messe in giro dal mondo discografico che lei porti sfortuna.

Tutti, le hanno voltato le spalle. Nel 1989, uscirà “Almeno tu nell’Universo” Mia ha frugato nel passato, riscoprendo una canzone contemporanea di Piccolo Uomo, scritta da Lauzi e Fabrizio.

Conquista Sanremo. L’esibizione a Sanremo sarà un trionfo. E sarà il pubblico a travolgere l’astio delle case discografiche.

Ancora Minuetto. “Pensieri vanno e vengono, la mia mente non si ferma mai.”

Il grigio nell’anima di Mia si sta facendo buio. Ripercorre anno dopo anno il cammino di quella Edith Piaf che a Parigi, tanti anni prima, le avevano accostato.

Si riavvicina al padre, ma si allontana dal mondo e dagli altri. E’ sola, confusa. Morirà d’improvviso, nel 1995, a Cardano al Campo, per una overdose di cocaina, come dirà l’autopsia.

Comunque, come altre storie, che vengono anche da mond lontani dal suo, Mia Martini lascerà nell’eterno la sua leggenda, esattamente come gli altri che le hanno fatto del male, sono per buona parte nel nulla. A dire che il mondo, a volte, sa restituire attraverso il ricordo, la violenza e l’ingiustizia subita. Le sue canzoni restano e resteranno. Andranno oltre, Come sa fare l’arte.

 

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