Tre uomini storici del calcio brianzolo

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Gigi Radice: addio al brianzolo che inventò il calcio nuovo
Gigi Radice: addio al brianzolo che inventò il calcio nuovo

Sita poco più a nord di Milano, la capitale industriale ed economica dell’Italia, la Brianza è senza dubbio una delle regioni più dinamiche dello Stivale, nonché tra le più prospere. Tante sono le realtà locali che trovano sempre più spazio a livello economico e sociale, oltre che culturale. Tra queste realtà ve n’è una della quale non si può assolutamente fare a meno. Stiamo parlando del calcio, lo sport più seguito e praticato in assoluto in Italia che vede tantissimi giovani giocarlo in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento dell’anno. Nelle campagne brianzole, sempre verdi e ricche di spazi aperti, sono molti i ragazzini che hanno iniziato ad avvicinarsi a questo sport a livello amatoriale per poi diventare professionisti. Secondo Il Fatto Quotidiano, con il Monza Calcio, appena acquistato da Silvio Berlusconi, come principale realtà calcistica della Brianza, va tuttavia tracciato un prospetto delle principali personalità calcistiche formatesi in questo spaccato culturale unico, nel quale la cultura del lavoro è alla base di tutto. Andiamo dunque a vedere di chi si tratta.

Albertini, un cervello instancabile

Negli anni ’90, il calcio italiano era ai suoi massimi livelli: la nazionale azzurra era tra le più forti del mondo e il campionato di Serie A non aveva rivali, sia per gli elementi locali sia per i giocatori stranieri che lo popolavano e lo rendevano estremamente competitivo. In quegli anni si affacciava alla ribalta un calciatore originario di Besana in Brianza. Si trattava di Demetrio Albertini, cresciuto nella Primavera del Milan, squadra nella quale avrebbe poi esordito in Serie A nel 1991 agli ordini di Fabio Capello, che vide in lui le qualità del regista classico. Metronomo d’ordinanza e dotato di un cervello fuori dal comune, il numero 4 rossonero iniziò a farsi notare subito per come gestiva i tempi di gioco della squadra, dato che tutti i palloni passavano per i suoi piedi. Fu uno dei pilastri del secondo grande Milan di Berlusconi, che ora ha deciso di ripartire proprio dalla sua terra, grazie soprattutto alla fiducia di Capello, che tolse il posto ad Ancelotti per dare ad Albertini le chiavi del centrocampo. Protagonista anche di un ottimo mondiale con la nazionale italiana nel 1994, dove vinse la medaglia d’argento, il mediano metodista brianzolo è stato l’antesignano del regista dai piedi buoni del quale ha poi preso il testimone Andrea Pirlo. La squadra rossonera, che era una delle candidate alla vittoria dell’Europa League, sponsorizzata da Kia, secondo le proiezioni delle scommesse sportive di Betway con una quota di 31 il 1 dicembre, è stata la grande vetrina di Albertini per oltre dieci anni, prima che quest’ultimo passasse prima all’Atlético Madrid, poi alla Lazio e infine al Barcellona. Ora dirigente sportivo ad alti livelli, è impegnato a riportare il calcio italiano in quella che era la sua dimensione durante la sua carriera, ossia quella di riferimento assoluto a livello mondiale.

Casiraghi, goal per tutti i gusti

Nato a Monza nel 1969, Pierluigi Casiraghi ha rappresentato il prototipo dell’attaccante fisico italiano degli anni ’90. Cresciuto proprio nel vivaio del Monza, dove debuttò a livello professionistico, il centravanti fu preso da una Juventus che cercava rivincita a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. Tuttavia, i suoi quattro anni in bianconero non furono eccelsi, data la quota di soltanto 20 reti in 98 partite, non propriamente un numero importante per uno che vive di goal. La colpa fu anche di una squadra senza anima e senza mordente, che sarebbe ripartita solo più avanti con l’arrivo di Marcello Lippi. Nell’estate del 1993 la svolta arrivò con il trasferimento alla Lazio, la squadra nella quale avrebbe reso di più in assoluto. I 41 goal in 5 stagioni in biancoceleste gli permisero di entrare a pieno diritto nel giro della nazionale e con la quale disputò l’europeo del 1996. Il suo centro a Napoli contro la Russia nello spareggio per andare al mondiale di Francia 1998 fu decisivo per gli azzurri, sebbene poi il CT Cesare Maldini non lo convocò per la spedizione transalpina. I suoi problemi al ginocchio ne condizionarono carriera e rendimento, ma quando bisogna ricordarsi di un attaccante forte di testa negli anni ’90 in molti pensano a lui.

Antonioli, portiere senza tempo

Nella storia del calcio vi sono squadre che hanno trionfato in Serie A in varie riprese. Eppure, soprattutto per i portieri, non è stato facile ripetersi ad alti livelli con diverse formazioni. Il caso di Francesco Antonioli, invece, è diverso. L’attuale preparatore dei portieri del Cesena è stato un estremo difensore importante tra gli anni ’90 e 2000, sebbene non godesse di uno status di privilegiato che gli permettesse di essere considerato per una convocazione in nazionale. Anch’egli classe 1969, fu il portiere dei due scudetti consecutivi del Milan di Capello nelle stagioni 1991-92 e 1992-93, prima di ripetersi con la Roma nella stagione 2000-01. In quell’occasione fu proprio il tecnico friulano a volerlo come titolare della squadra giallorossa, che vinse principalmente grazie ai goal di Vincenzo Montella e Gabriel Omar Batistuta e alla classe di Francesco Totti, ma debbe molto di quel successo anche alla solidità difensiva del portiere brianzolo. La sua carriera cominciò dal 1986, quando debuttò con il Monza, fino al 2012, quando finì la sua ultima stagione da professionista proprio con il Cesena.

La Brianza è dunque anche terra di calciatori, come si evince da questi tre grandi esempi che hanno scritto la storia del calcio italiano.

 

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