Vittorio Pozzo: l'addio dell'alpino che vinse due mondiali. 5 agosto 1948

Vittorio Pozzo: allenatore, giornalista ma soprattutto alpino della grande guerra, che combattè sull’Adamello, perchè fu quello il carattere che impresse alla sua vita, e da cui trasse le vittorie.

Due Mondiali di calcio e una Olimpiade, chi altri fece tanto? Altri tempi? Sì, ma non solo nel cmpo tecnico, se si pensa che Pozzo per le sue prestazioni tecniche pretese di non essere pagato, perchè altrimenti, non sarebbe potuto mantenersi neutrale nelle scelte.

Altri tempi, quelli di un’Italia, dal 1934, ai vertici calcistici.

Come tecnico, Vittorio Pozzo inventò gli stages, i ritiri, una programmazione tecnica fino ad allora sconosciuta.

Vittorio Pozzo visse di disciplina, e impose disciplina anche al genio anarchico di allore, il Giuseppe Meazza primo divo del calcio (allora subordinato al ciclismo) capace di fermare Milano per la folla che si raccolse alla Stazione Centrale dopo una trasferta.

Padre e figlio genio ma scapestrato costruirono un binomio invincibile. Unico.

Dopo la carriera tecnica, e la sua sostituzione, perchè era ritenuto uomo del passato, soprattutto politico (ma non si schierò mai fervamente a favore del fascio) Vittorio tornò semplicemente a fare il giornalista.

Accompagnò con le sue cronache la leggenda del grande Torino. Casualmente non accompagnò la squadra dopo Superga. Da scampato, fra le lacrime, fu lui che riconobbe i cadaveri dopo la tragedia. Una esperienza che segnò gli ultimi anni.

Vittorio Pozzo fu tra i creatori di Coverciano, il destino finale giusto per l’uomo che aveva inventato gli stages.

Lasciò il mondo nel 1968. Da Alpino, come aveva vissuto.

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